Mesenzana, il delitto silenzioso di Mariella Chiari
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Redazione Interno
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Nessun presagio, nessun segnale percettibile aveva mai incrinato l'immagine pubblica di quella coppia di anziani coniugi, la cui esistenza, scandita da ritimi placidi e consueti, sembrava scorrere al riparo dai tragici sommovimenti che invece, in un pomeriggio di novembre, ne hanno deciso brutalmente il destino. L'assenza di conflittualità note, un quadro domestico che ai più appariva perfettamente ordinario, rende ancor più agghiacciante l'accaduto, poiché la violenza è deflagrata in uno spazio che tutti ritenevano inviolabile, trasformando la villetta di via Pezza in un luogo di crimine. Renato Bianchi, settantotto anni, ha posto fine alla vita di Mariella Chiari, sua moglie ottantunenne, infliggendole, in quello che doveva essere il luogo più sicuro, molteplici coltellate al petto; un gesto la cui ferocia stride in modo disarmante con la quiete della piccola località in provincia di Varese, lasciando attoniti quanti, abitandovi accanto, non avevano mai intravisto il minimo indizio di un simile esito.
L'oasi di pace che interroga se stessa
Mesenzana, che in pochi giorni si è ritrovata suo malgrado al centro della cronaca nera per una sinistra sequenza di eventi, sembra oggi un paese che fatica a riconoscersi, i cui pochi residenti in circolazione, come osservato da chi vi si è recato dopo il fatto, sembrano volersi nascondere non solo dalla pioggia ma anche dallo sguardo altrui e, forse, dalle domande senza risposta che il delitto ha sollevato. La tragicità dell'episodio, definito senza esitazioni dal sindaco come una "tragedia inspiegabile", si carica di un ulteriore, profondo smarrimento, considerando che la settimana era iniziata con l'aggressione a un medico, il cui ambulatorio era stato preso d'assalto da un paziente armato di un masso, e si concludeva con l'omicidio della signora Chiari, delineando un corto circuito di violenza inatteso in un contesto generalmente percepito come un'oasi di pace.
La dinamica di un litigio fatale
Ciò che emerge dalle prime, frammentarie ricostruzioni, e che appare come il movente più probabile, è una lite sorta per una ragione che molti giudicherebbero di una banalità sconcertante: i "gratta e vinci". Quel passatempo, che pare fosse condiviso sia dalla vittima che dal suo aggressore, si è trasformato nell'occasione per un alterco improvviso e di una violenza inaudita, scoppiato nel pomeriggio di sabato e degenerato in modo irreparabile. Nonostante l'assenza di precedenti di violenza domestica o di dissidi profondi noti all'esterno delle mura di casa, è stata sufficiente una discussione su quei biglietti a innescare la furia omicida di Renato Bianchi, il quale, dopo aver colpito ripetutamente la moglie con un coltello da cucina, ha compiuto una serie di gesti di una lucidità spettrale.
I gesti dopo il crimine
Terminata l'aggressione, l'uomo non ha tentato la fuga né si è sottratto alle conseguenze del suo gesto, ma ha posato l'arma del delitto sul petto di Mariella Chiari, ormai priva di vita, come a sigillare un atto di possesso estremo. Successivamente, si è recato al piano inferiore della villetta bifamiliare, dove risiede, insieme alla propria famiglia, una delle figlie della coppia; un movimento che, in quella circostanza, non può che apparire carico di un significato perturbante, quasi una consegna silenziosa di un peso insopportabile ai propri cari, prima che la legge potesse intervenire a ricomporre, almeno formalmente, l'ordine infranto.




