La tensione sul referendum: Nordio bacchetta Maruotti dopo il post su Minneapolis
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Redazione Interno
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Il clima politico si surriscalda ulteriormente, mentre la campagna per il referendum sulla giustizia entra nel vivo, e a far discutere è stato un intervento sui social network del segretario generale dell'Associazione Nazionale Magistrati, Rocco Maruotti. Quest'ultimo, in un post su Facebook rapidamente rimosso, aveva operato un accostamento tra le vicende statunitensi di Minneapolis e il dibattito italiano sulla riforma. Una comparazione che ha immediatamente sollevato un coro di polemiche, al centro delle quali si è trovato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il quale ha duramente condannato quelle dichiarazioni durante la sua visita a Londra per un incontro con l'omologo britannico.
Le parole del ministro dalla capitale britannica
Nordio, rispondendo ai giornalisti, non ha usato mezzi termini nel definire "vergognoso" il contenuto del messaggio, affermando che lo stesso "offende non solo governo e Parlamento, ma anche chi amministra la giustizia". Il ministro, il cui sdegno è stato condiviso da numerosi esponenti della maggioranza, ha poi commentato la successiva retromarcia di Maruotti, la quale è arrivata poche ore dopo la pubblicazione. "Prendo atto della retromarcia tardiva e grottesca", ha dichiarato Nordio, aggiungendo che le scuse presentate, a suo avviso "inaccettabili", rivelerebbero "o un intelletto inadeguato all'importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni".
La precisazione e le scuse del segretario dell'Anm
Dal canto suo, Maruotti ha provato a chiarire la propria posizione attraverso una nota diffusa dall'associazione, spiegando di aver rimosso il post perché, per come era formulato, "si prestava ad essere strumentalizzato". Il magistrato ha quindi espresso rammarico, dichiarando: "Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana". Le sue scuse, seppur non accettate dalla controparte politica, si sono dunque rivolte a chi avesse potuto leggere nelle sue parole "un accostamento improprio".
Uno scontro che riflette la delicatezza del momento
L'episodio, per quanto circoscritto nell'immediatezza di un messaggio social, illumina con chiarezza la profonda divaricazione tra le parti in campo sul tema della giustizia, un fossato che sembra ampliarsi man mano che ci si avvicina alla data della consultazione referendaria. Le reazioni immediate e tanto accese da ambo le parti dimostrano quanto ogni affermazione, in questo contesto, venga valutata con estrema severità e quanto sia alto il rischio di fraintendimenti o di strumentalizzazioni. La polemica, che ha visto il ministro attaccare frontalmente il vertice dell'associazione di categoria dei magistrati, rimarca la natura non soltanto tecnica, ma fortemente politica, del confronto in atto.




