Le cinque mete più belle dell'Italia del rugby in un 2025 da ricordare

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il 2025, anno che si chiude proprio oggi, lascia agli appassionati di rugby un bagaglio di immagini significative, tra le quali spiccano le cinque mete più belle messe a segno dalla Nazionale maschile. Un percorso, quello degli Azzurri, articolato in undici partite tra il Sei Nazioni e le due serie autunnali e primaverili, che ha visto la squadra realizzare complessivamente trentadue marcature. Quelle che restano nel mirino della memoria, tuttavia, sono un ristretto gruppo di azioni – selezionate nel video – che condensano il talento e la spettacolarità di un movimento in crescita. Un movimento che, sotto la guida di Gonzalo Quesada, ha vissuto una trasformazione profonda dopo la delusione dell'ultima Coppa del Mondo, trovando una sua identità competitiva e risultati tangibili.

Il bilancio di Quesada e il cambiamento del rugby azzurro

A due anni dal suo insediamento, il tecnico argentino – che non va definito come un semplice ex giocatore ma come l’architetto di questo rilancio – traccia un primo consuntivo della sua gestione, indicando nella vittoria contro l'Australia e in quella sul Galles i successi più belli. Non nasconde, però, un certo disappunto per la partita contro l'Irlanda nel Sei Nazioni, definita come quella che lo ha fatto arrabbiare di più, sottolineando come certe opportunità non vadano sprecate. Quesada, il cui approccio analitico è ben noto, pone l'accento sulle condizioni di preparazione, ritenute oggi non ottimali per affrontare al meglio il torneo continentale, e avanza la necessità di ripensare i periodi di disponibilità dei giocatori per creare un equilibrio maggiore tra impegno in club e in Nazionale.

La costruzione del futuro verso il Mondiale 2027

Lo sguardo del commissario tecnico, del resto, è già proiettato al futuro e in particolare alla Rugby World Cup del 2027. La seconda parte della sua intervista affronta i temi cruciali per la costruzione di una squadra solida e competitiva: la necessità di creare profondità organica, il monitoraggio costante dell'Under 20 e la gestione di quegli Azzurri che attualmente sono fuori dal giro della Nazionale. Riguardo a questi ultimi, Quesada tiene una porta aperta, affermando che per tutti – citando esplicitamente alcuni giocatori – contano esclusivamente le prestazioni e i minutaggi ottenuti nei rispettivi club. Il 2026, avverte, sarà probabilmente l'anno col calendario più duro degli ultimi due decenni, una prova di resistenza che richiederà una rosa allargata e una programmazione meticolosa, temi sui cui ha già avviato un confronto con i responsabili della federazione.

Un anno solare positivo con quattro vittorie

Il quadro del 2025, al di là delle singole mete spettacolari, è infatti positivo nel suo complesso, con quattro vittorie che ne costellano il percorso. Tra queste, come detto, spicca il successo contro gli Wallabies, un risultato storico che resta impresso nella mente dei tifosi. Accanto alle gioie, però, non sono mancate le occasioni sfumate, partite condotte bene ma non chiuse, come la prova contro l'Irlanda nel finale del Sei Nazioni o la trasferta di Pretoria contro il Sudafrica, dove gli Azzurri hanno tenuto testa ai campioni del mondo per lunghi tratti prima di cedere sul finale. Sono questi i segni, insieme ai risultati concreti, di un cammino che procede, fatto di passi avanti e di lezioni apprese, in attesa delle prossime sfide.

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