Femminicidio alla Spezia, il marito confessa ma accusa i figli: "Me l’hanno messa contro"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’ordinanza di convalida dell’arresto, firmata dal gip Lottini, non lascia dubbi: Umberto Efeso, 57 anni, autotrasportatore, è accusato di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione e dal vincolo coniugale. La vittima è Tiziana Vinci, sua ex moglie, uccisa a coltellate mercoledì scorso nella villa dell’imprenditore della Spezia presso cui entrambi lavoravano. A ricostruire la dinamica, le parole della collega della donna, testimone diretta del delitto, che ha riferito come Efeso, dopo il primo colpo al fianco, abbia urlato: «Non dovevi mettermi contro i figli».
Una confessione arrivata anche attraverso un messaggio vocale inviato al datore di lavoro, Alessandro Laghezza, poco dopo l’omicidio. «Colpa dei nostri figli, io amavo mia moglie. Ora devono piangere amaro», ha detto Efeso, che nel medesimo audio annunciava l’intenzione di suicidarsi. Un gesto non compiuto, mentre invece si è consumato quello contro Tiziana, colpita ripetutamente in un luogo che avrebbe dovuto essere sicuro: la residenza padronale dove lei lavorava come domestica e lui come autista.
I sei figli della coppia, insieme al fratello e alla madre della vittima, si costituiranno parte civile nel processo, seguito dagli avvocati Marco Evangelista e Riccardo De Marco. Le accuse del femminicida verso di loro – «hanno condizionato la madre» – suonano come un tentativo di scaricare su altri una responsabilità che, secondo l’accusa, è invece tutta sua. L’aggressività premeditata, il legame familiare e la crudeltà dell’atto rendono il caso emblematico di una violenza domestica che spesso si annida tra le mura di casa, anche quando il rapporto coniugale è ormai alle spalle.




