Andy Burnham nuovo leader del Labour: il 'Re del Nord' si prepara a entrare a Downing Street
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Redazione Interno
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Con una cerimonia che ha avuto luogo nella giornata di venerdì 17 luglio, Andy Burnham è stato ufficialmente proclamato nuovo leader del Partito Laburista britannico, subentrando a Keir Starmer in un passaggio di consegne che si concluderà lunedì con l'insediamento a Downing Street. L'ex sindaco della Greater Manchester, una figura che ha costruito la sua popolarità lontano dai salotti di Westminster, è stato l'unico candidato idoneo a succedere al premier dimissionario, forte di un plebiscito che lascia poco spazio a interpretazioni sul sostegno raccolto all'interno del partito.
La sua ascesa, che lo porta a diventare il settimo primo ministro britannico in un decennio segnato da profonde turbolenze politiche, si preannuncia come un cambio di rotta netto rispetto alla gestione Starmer, specialmente per quanto concerne il rapporto tra i poteri centrali e le istanze territoriali.
Un plebiscito senza sorprese e il passaggio del testimone con Starmer
La proclamazione, annunciata dalla presidente del Comitato esecutivo nazionale Shabana Mahmood, ha certificato ciò che era già chiaro da giorni: Burnham ha ottenuto il sostegno di 379 deputati laburisti su 403, pari a circa il 95% del gruppo parlamentare, oltre all'appoggio dei principali sindacati affiliati al partito. Con un consenso così ampio, la procedura interna si è risolta in una formalità, evitando la necessità di un ballottaggio con gli iscritti e spianando la strada verso la residenza del Primo Ministro.
Nel suo primo intervento da leader, Burnham ha voluto rendere omaggio al lavoro del suo predecessore, riconoscendo a Starmer il merito di aver condotto il Labour da una delle peggiori sconfitte elettorali a una vittoria schiacciante nel 2024, gettando le fondamenta su cui ora intende costruire il suo progetto. Lunedì, secondo il protocollo costituzionale, Starmer si recherà al palazzo di Buckingham per presentare le dimissioni a re Carlo III, che affiderà poi a Burnham l'incarico di formare il nuovo governo.
Il "Manchesterismo": il modello del Nord per il Regno Unito
Il cuore del programma politico di Burnham, come emerso chiaramente dalle sue dichiarazioni, risiede nella volontà di esportare su scala nazionale il modello di sviluppo sperimentato alla guida della Greater Manchester, un'idea che i sostenitori hanno battezzato con il nome di "Manchesterismo". Si tratta di una visione che combina una maggiore presenza dello Stato nell'economia e nei servizi essenziali con un approccio favorevole all'investimento privato, definito dallo stesso Burnham come un "socialismo favorevole all'impresa".
L'obiettivo dichiarato è quello di innescare una radicale redistribuzione del potere politico ed economico, storicamente concentrato nella ricca area di Londra, verso le regioni settentrionali e le Midlands, spesso trascurate e colpite dalla deindustrializzazione.
Il riferimento al passato è esplicito: Burnham ha accusato il paese di aver preso "decisioni sbagliate negli anni Ottanta", quando il potere politico è stato ulteriormente centralizzato e il potere economico privatizzato, promettendo di "riaprire un nuovo percorso" dopo quattro decenni di quel modello.
Un governo "inequivocabilmente laburista" e la sfida di Farage
Nel suo discorso, il nuovo leader ha promesso un governo che sarà "inequivocabilmente laburista nelle priorità e nelle decisioni", ponendo le persone e i territori al centro della propria azione politica.
La risposta a chi lo accusa di voler solo migliorare la comunicazione rispetto a Starmer è arrivata da un suo stretto alleato, il sindaco di Liverpool Steve Rotheram, il quale ha garantito che il cambiamento non sarà solo di facciata ma sostanziale, magari attraverso un incremento fiscale sui redditi più alti per finanziare iniziative popolari, come già sperimentato a Manchester per i trasporti.
Una delle ragioni che ha accelerato la corsa di Burnham alla leadership è stata la necessità di arginare l'avanzata di Reform UK, il partito populista e anti-immigrazione di Nigel Farage, che sta minacciando il consenso laburista nelle circoscrizioni operaie del Nord e del Centro.
La sua capacità di connettersi con quegli elettori che si sentono abbandonati dalle élite di Westminster, un capitale politico costruito durante gli anni della pandemia e della gestione del territorio, è vista come un'arma decisiva per riconquistare il voto e garantire la tenuta del partito in vista delle elezioni del 2029.
Le ambizioni di decentramento e le prime mosse economiche
Tra le prime iniziative annunciate c'è l'apertura a Manchester di una succursale di Downing Street, una sorta di quartier generale decentrato che simboleggia la svolta territorialista promessa.
Se il modello del "Manchesterismo" trova il suo esempio più concreto nella riconquista del controllo pubblico della rete di autobus della città, ora l'ambizione è quella di applicare lo stesso principio su scala nazionale, pianificando un vasto trasferimento di competenze da Londra verso le amministrazioni locali in materia di trasporti, edilizia e servizi pubblici.
Pur difendendo questa linea interventista, Burnham ha dimostrato una certa prudenza verso i mercati finanziari, circondandosi di economisti vicini alla City e ribadendo l'intenzione di rispettare i paletti di bilancio del governo uscente, per fugare i timori di un aumento incontrollato del debito.
Il suo arrivo a Downing Street segna non solo un cambio della guardia ai vertici del partito, ma l'inizio di un esperimento politico che mira a riconfigurare la geografia del potere nel Regno Unito, spostando l'asse da Londra alle sue periferie industriali.




