Ryanair e la crisi del cherosene, i piani per «sacrificare» i voli di metà giornata da giugno

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz – un nodo nevralgico per i flussi petroliferi globali – continua a gettare un’ombra lunga sull’operatività delle compagnie aeree europee, costringendo i vettori a ipotizzare scenari operativi finora rimasti nei cassetti della pianificazione d’emergenza. Il blocco delle forniture dal Golfo Persico, causando un’impennata del prezzo del cherosene (balzato a oltre 1.500 dollari a tonnellata, quasi il doppio rispetto a fine febbraio), ha trasformato il timore di una carenza di rifornimenti in una concreta necessità di razionamento. Per fronteggiare questa potenziale crisi, che secondo il Ceo di Ryanair, Michael O’Leary, potrebbe farsi critica con l’arrivo di giugno, le compagnie hanno già approntato delle bozze dei piani di emergenza; si tratta di documenti che, sebbene non ufficializzati per non allarmare i passeggeri, delineano già quali rotte, orari e giorni saranno sacrificati per salvaguardare la connettività essenziale.

Giorni e orari a rischio: la strategia dei vettori

Secondo quanto ricostruito da fonti vicine ai vertici delle principali low-cost – e in particolare dalle dichiarazioni rilasciate da O’Leary al Corriere della Sera – la sforbiciata dei collegamenti non avverrà in modo casuale, ma seguirà una logica precisa volta a tutelare la clientela business e i flussi pendolari dei fine settimana. L’idea condivisa, spiega lo stesso amministratore delegato di Ryanair, sarebbe quella di «togliere i voli di metà giornata», preservando invece le fasce della mattina e del tardo pomeriggio/prima serata, dove la domanda è storicamente più alta e redditizia.

Parallelamente, si interverrà sulla calendarizzazione settimanale: verrebbero protetti i collegamenti del lunedì, venerdì e domenica (giorni di spostamento per lavoro e per i rientri festivi), mentre martedì, mercoledì e sabato – caratterizzati da un traffico tradizionalmente minore – sarebbero i primi a subire le cancellazioni. Il giovedì si colloca in una zona grigia: pur essendo un giorno lavorativo, la diffusione dello smart working lo rende meno cruciale rispetto al passato, esponendolo quindi al rischio di essere accantonato. L’obiettivo dichiarato è quello di ottimizzare il consumo del cherosene disponibile senza azzerare completamente l’offerta, concentrando le risorse dove la domanda è più rigida.

La tutela delle isole e il nodo delle rotte domestiche

Una delle preoccupazioni maggiori, sollevata con forza dal mondo politico e dalle amministrazioni regionali, riguarda la continuità territoriale con la Sicilia e la Sardegna; in un incontro recente a Roma – a cui ha preso parte anche il viceministro Rixi con Enac e le compagnie – si è cercato di scongiurare il rischio di un isolamento delle due isole maggiori. Da quanto filtra dai piani di emergenza, le isole rappresentano un’eccezione nella lista dei “sacrificabili”: i vettori hanno assicurato che verrebbero protetti i voli da e per la Sardegna e la Sicilia, sebbene non si escluda una riduzione delle frequenze (ad esempio passando da tre a un solo volo giornaliero), pur di garantire un collegamento minimo quotidiano.

Discorso diverso, invece, per le rotte domestiche interne ai grandi Paesi europei. O’Leary ha lasciato intendere che laddove esiste un’alternativa ferroviaria valida – «meglio se ad alta velocità» – i collegamenti aerei potrebbero essere interrotti senza troppi rimpianti, demandando ai treni il compito di assorbire la quota di mercato che l’aviazione non è più in grado di servire a causa del caro-carburante.

La reazione del governo e lo stallo sulle tariffe

Mentre le compagnie affilano le cesoie, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha cercato di contenere il panico sul fronte dei prezzi, sebbene abbia ammesso implicitamente la difficoltà di mantenere i costi bassi a lungo. Intervenuto a margine di un evento a Palazzo Wedekind, Salvini ha spiegato che «stiamo lavorando per evitare un aumento indistinto dei biglietti», ringraziando contestualmente il viceministro Rixi per la riunione con Enac e la Regione Sardegna finalizzata a bloccare i rincari per i residenti dell’isola per tutto l’anno in corso.

La posizione del ministro, tuttavia, rivela una contraddizione di fondo: pur garantendo che le scorte di carburante sono assicurate almeno fino a tutto maggio, lo stesso Salvini ha dovuto constatare che «gli operatori spingono per una revisione al rialzo delle tariffe», aggiungendo con realismo che «non riusciremo a fermare a lungo i rialzi» se la situazione dovesse perdurare. Una posizione, quest’ultima, che lascia intendere come l’esecutivo sia attualmente più abile nel tamponare l’emergenza immediata (i rincari per la Sardegna) che non nel trovare una soluzione strutturale alla crisi globale dell’approvvigionamento.

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