Hantavirus, il primo sbarco alle Canarie chiude l’odissea della Hondius: un americano positivo, grave la donna francese

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Si è conclusa nelle acque di Tenerife, dopo quaranta giorni di quarantena forzata tra i mari antartici e l’Atlantico, la vicenda della nave da spedizione Mv Hondius, trasformata suo malgrado in un laboratorio a cielo aperto per la diffusione dell’Hantavirus. Mentre le operazioni di evacuazione dei 147 occupanti – tra passeggeri e membri dell’equipaggio – entravano nel vivo nel porto di Granadilla, le autorità sanitarie hanno dovuto registrare due nuovi casi di positività che hanno subito riacceso l’attenzione dei dipartimenti di sorveglianza epidemiologica in Europa e negli Stati Uniti. Da un lato, i funzionari statunitensi hanno confermato che uno dei diciassette cittadini rimpatriati è risultato lievemente positivo al test per il virus Andes; lo stesso, sebbene non presenti alcuna sintomatologia evidente, è stato trasferito in una struttura di biocontenimento in Nebraska per il monitoraggio. Dall’altro, l’allarme è più serio per una delle cinque passeggere francesi: la donna, che aveva già manifestato i primi segni del malessere durante il volo di rientro verso Parigi, ha visto aggravarsi il proprio quadro clinico durante la notte, risultando positiva al patogeno e venendo ricoverata in un ospedale specializzato in malattie infettive.

L’identikit epidemiologico e la mappatura dei contatti

La complessità del focolaio, che ha già causato tre vittime accertate tra i crocieristi, si misura oggi non solo nello stato di salute dei contagiati ma anche nell’ampiezza della rete di sorveglianza attivata oltre i confini spagnoli. In Francia, il ministero della Salute guidato da Stéphane Rist ha già identificato ventidue casi di contatto riconducibili alla connazionale ora in gravi condizioni, un numero destinato probabilmente a salire man mano che le indagini epidemiologiche ripercorrono le tappe del viaggio e i momenti di aggregazione a bordo. A fare da contraltare a questi numeri, per lo meno sotto il profilo della manifestazione clinica, è la situazione degli Stati Uniti: se un americano è risultato “leggermente positivo”, un altro tra i rimpatriati presenta invece sintomi lievi, anche se le autorità locali hanno optato per una strategia prudenziale che prevede l’osservazione dell’intero gruppo presso un’unità di quarantena nazionale. Pur senza creare allarmismi ingiustificati, va sottolineato che la variante in questione (quella americana) è storicamente più pericolosa per l’apparato respiratorio rispetto a quella europea, circostanza che giustifica le misure di isolamento rafforzato.

Il differenziale di contagiosità e le linee guida italiane

Lontano dal clamore dei maxi-rimparchi aerei diretti verso Paesi Bassi, Regno Unito e Canada, anche l’Italia ha dovuto fare i conti con l’eco mediatico di questa epidemia, sebbene il ministero della Salute abbia prontamente chiarito il dato sostanziale: non c’è alcun allarme paragonabile a quello vissuto con il Covid. Quattro cittadini (due italiani e due stranieri) sono finiti sotto osservazione attiva perché presenti sul volo Klm dove viaggiava una passeggera poi deceduta a Johannesburg, ma nessuno di loro ha sviluppato sintomi compatibili con l’Hantavirus. In attesa della circolare che verrà pubblicata oggi – rivolta alle Regioni, agli uffici di frontiera e ai medici di medicina generale – gli esperti richiamano l’attenzione su un aspetto cruciale che distingue questo agente patogeno da altri virus respiratori: la trasmissione interumana, sebbene documentata per il ceppo Andes, resta un evento raro, subordinato a contatti estremamente stretti e prolungati, mentre la via principale di contagio rimane l’inalazione di particelle aerosolizzate provenienti da urine o feci di roditori infetti.

Le operazioni di sbarco e il protocollo di sicurezza alle Canarie

Mentre i riflettori si concentrano sui quadri clinici dei pazienti, nel porto di Granadilla le operazioni di evacuazione hanno seguito un copione logistico blindato per evitare qualsiasi esposizione della popolazione locale. L’imbarcazione non ha mai attraccato alla banchina, costretta a rimanere in rada mentre i passeggeri – vestiti con tute protettive – venivano trasferiti a terra tramite piccoli gommoni scortati dalla Guardia Civil, per poi essere caricati su bus militari rossi diretti all’aeroporto di Tenerife Sud. In totale, novantaquattro persone sono state evacuate nel primo giorno, con voli charter dedicati che hanno preso il via verso le rispettive nazioni d’origine; una cinquantina di membri dell’equipaggio resteranno invece a bordo per riportare la nave nei Paesi Bassi, dove l’Mv Hondius sarà sottoposta a una profonda sanificazione. La “zona d’esclusione” istituita dalla marina spagnola ha garantito che non vi fosse alcun punto di contatto tra i viaggiatori e i residenti dell’isola, un aspetto su cui il governo di Pedro Sanchez aveva insistito particolarmente per scongiurare il panico. Tuttavia, la tensione resta alta nonostante le rassicurazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità – presente sul posto con il proprio direttore generale – sulla bassa incidenza del contagio per la popolazione generale, un messaggio che cerca di arginare il ricordo ancora vivo della pandemia.

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