Chat dell'orrore sui femminicidi: lo sgomento per il sondaggio tra studenti
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Redazione Interno
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Non è una fake news, né una macabra leggenda metropolitana. In una chat WhatsApp di una classe dell’istituto superiore di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, è apparso un sondaggio che chiedeva, con una freddezza disarmante, «chi meritava di più di morire» tra Giulia Tramontano, Mariella Anastasi e Giulia Cecchettin, tre vittime di femminicidio i cui nomi sono diventati simbolo di un’emergenza sociale. A portare alla luce la vicenda è stata l’associazione Women for Freedom, che ha pubblicato gli screenshot della conversazione, scatenando un’ondata di indignazione.
Il quesito, formulato con un linguaggio che ricorda più una scelta tra opzioni futili che un dibattito su vite spezzate, è stato postato come se si trattasse di decidere il colore di una maglia o il menù di una cena. «Non è solo una bravata di cattivo gusto», ha sottolineato l’associazione, «ma l’evidenza di una totale assenza di empatia, di una normalizzazione della violenza che dovrebbe far riflettere». Alcuni studenti avrebbero persino partecipato al sondaggio, mentre altri, pur senza aderire, non hanno reagito con la veemenza che ci si aspetterebbe di fronte a un simile sfregio alla memoria delle vittime.
Il preside dell’istituto, interpellato dai media, ha confermato l’apertura di un’indagine interna, precisando che il ragazzo autore del gesto si è scusato, definendolo «un errore dettato dalla stupidità». Ma le scuse, per quanto sincere, non bastano a cancellare il peso di un episodio che solleva interrogativi più ampi: come è possibile che tra giovani, nativi digitali cresciuti in un’epoca in cui i femminicidi occupano quotidianamente le cronache, permanga una tale incapacità di comprendere la gravità di certi gesti?
La polemica si inserisce in un contesto già teso, segnato da una serie di omicidi che hanno riacceso il dibattito sulla violenza di genere. Tramontano, uccisa a coltellate dal compagno mentre era incinta; Anastasi, strangolata dall’ex marito; Cecchettin, assassinata dal fidanzato pochi giorni prima della laurea: nomi che dovrebbero evocare rispetto, non macabre classifiche. Eppure, quel sondaggio – definito da alcuni «un banale scherzo» – dimostra quanto, per una parte della generazione più giovane, il confine tra provocazione e disumanità sia diventato labile.




