Quarto Grado, il giallo dello scontrino e il tecnico che cambia le carte in tavola

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La puntata di Quarto Grado andata in onda venerdì 10 luglio su Rete 4 ha riacceso i riflettori sul delitto di Garlasco, a quasi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, e lo ha fatto concentrandosi su un dettaglio apparentemente minuto ma che, nelle dinamiche di un'indagine complessa come questa, potrebbe rivelarsi decisivo: il famoso scontrino del parcheggio di Vigevano.

Quel pezzo di carta, che secondo la difesa di Andrea Sempio rappresenterebbe un alibi fondamentale, è tornato al centro del dibattito grazie alle dichiarazioni del legale Liborio Cataliotti, il quale ha annunciato novità in grado di scardinare i dubbi sollevati dalla Procura, supportate dal racconto di un testimone definito "fortemente accreditato".

Il mistero dello scontrino e la scommessa dell'avvocato Cataliotti

La vicenda dello scontrino, da tempo al centro di aspre polemiche tra le parti processuali, ha trovato nuova linfa durante la trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero, quando l'avvocato Liborio Cataliotti, legale di Andrea Sempio, ha ribadito con fermezza la posizione della difesa, promettendo prove concrete per fugare ogni sospetto.

"L'ha fatto lui, lo dimostreremo", ha dichiarato Cataliotti, riferendosi al ticket emesso a Vigevano proprio nella giornata in cui Chiara Poggi veniva uccisa nella sua abitazione di Garlasco, quasi a voler sottolineare la sicurezza con cui la difesa intende procedere verso la piena riabilitazione del proprio assistito.

Il legale ha poi aggiunto un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo: la disponibilità di una deposizione testimoniale, quella di un tecnico che all'epoca lavorava per l'azienda incaricata della gestione dei parchimetri, in grado di attestare la genuinità dello scontrino e, di riflesso, la posizione di Sempio in quel momento fatale.

"Noi abbiamo una deposizione testimoniale di persona fortemente accreditata, perché lavorava nell'azienda che gestiva quelle macchinette", ha spiegato Cataliotti nel corso della puntata, gettando le basi per quella che lui stesso definisce una svolta nel percorso giudiziario.

I dubbi della Procura e la posizione del testimone tecnico

La fiducia espressa dal legale di Sempio si scontra, però, con una realtà processuale ben più complessa e articolata, all'interno della quale la Procura di Pavia avrebbe manifestato più di un dubbio sull'autenticità e sulla provenienza dello stesso scontrino.

Nel corso della trasmissione, è emerso che gli inquirenti non avrebbero accolto con entusiasmo la pista dell'alibi cartaceo, anzi, secondo quanto riferito dallo stesso Nuzzi, il pubblico ministero avrebbe avanzato forti perplessità riguardo la possibilità che quel ticket fosse effettivamente riconducibile alla presenza di Sempio a Vigevano il giorno del delitto, aprendo di fatto a uno scenario in cui il documento potrebbe essere stato prodotto o utilizzato in un secondo momento.

A complicare ulteriormente il quadro, si è aggiunta la deposizione del tecnico citata da Cataliotti, ma le cui dichiarazioni, almeno al momento, non sembrerebbero aver convinto del tutto gli inquirenti, i quali continuano a mantenere una posizione cauta e rigorosa, basata sugli elementi materiali raccolti nel corso degli anni.

Il testimone, come anticipato nel corso della puntata, sarebbe un amico della madre di Andrea Sempio, un pompiere che avrebbe avuto un ruolo, seppur indiretto, nella ricostruzione degli spostamenti del ragazzo in quella giornata, aggiungendo un ulteriore tassello a un mosaico già di per sé estremamente frammentato e contraddittorio.

I video intimi e il cd fantasma tra gli oggetti dell'indagine

Lo scontrino, però, non è stato l'unico elemento attorno a cui si è sviluppata la narrazione di Quarto Grado, perché il caso di Garlasco è ormai un'eredità fatta di piccoli, inquietanti dettagli che continuano a riaffiorare, come un cd mai trovato o un paio di scarpe che potrebbero raccontare una storia diversa da quella scritta fino a ora.

Al centro dell'attenzione dei conduttori, e più in generale delle indagini che ancora oggi lambiscono il nome di Alberto Stasi, definitivamente condannato per l'omicidio dell'allora fidanzata, sono tornati i video e i filmati di natura intima che la giovane Chiara Poggi e Stasi scambiavano nei mesi precedenti al delitto, materiale sul quale gli investigatori hanno più volte concentrato i propri sforzi, convinti che proprio lì, in quelle immagini private, potesse celarsi il movente del gesto omicida.

La trasmissione ha ricostruito questo filone, evidenziando come la difesa di Stasi, nonostante le condanne e i gradi di giudizio, abbia sempre tentato di introdurre elementi nuovi, come la possibilità che le impronte rinvenute in casa Poggi potessero appartenere a terze persone, tentativo che peraltro si è infranto contro le certezze della scienza e dei consulenti tecnici.

E mentre il giallo dello scontrino continua a tenere banco, il pensiero corre alla telefonata del pompiere e alla sua testimonianza, ascoltata per la prima volta in televisione, che potrebbe costituire un tassello fondamentale per comprendere se l'alibi di Sempio reggerà al vaglio della magistratura o se si rivelerà, come ipotizzato dalla Procura, un castello di carta destinato a crollare.

Il parallelo con il caso di Pierina Paganelli e la struttura a oggetti

La puntata di Quarto Grado, come da tradizione del programma, non si è limitata a scandagliare il solo caso di Garlasco, ma ha utilizzato la stessa struttura narrativa, fatta di oggetti, testimonianze e piccoli frammenti di verità, per affrontare anche l'evoluzione del caso di Pierina Paganelli, la cui vicenda giudiziaria ha recentemente subito una svolta epocale con l'assoluzione in primo grado di Louis Dassilva, tornato così a essere un uomo libero dopo mesi di detenzione.

Se a Garlasco lo scontrino rappresenta l'indizio che non torna, a Rimini sono stati gli elementi raccolti sulla scena del crimine a determinare il rinnovato stato di mistero che avvolge l'omicidio della 78enne, con la trasmissione che ha ricostruito i punti critici di un'indagine che ora si trova a dover ripartire quasi da zero.

Visti da fuori, un ticket del parcheggio, un cd non trovato o delle scarpe apparentemente anonime sembrano il contenuto di un cassetto delle cianfrusaglie, ma in un'indagine per omicidio diventano i dettagli attorno a cui ruota l'intera esistenza di un uomo, la sua libertà o la sua condanna.

Il lavoro di Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero è stato proprio questo: mettere in fila quegli oggetti, restituire loro una centralità che spesso il clamore mediatico tende a offuscare, per ricordare che la verità giudiziaria si costruisce un passo alla volta, su basi di concretezza che solo il tempo e gli accertamenti tecnici possono rendere stabili o, al contrario, definitivamente fragili.

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