Prevenzione urologica, un impegno che si diffonde in Italia tra visite gratuite e nuove strategie
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Redazione Salute
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La prevenzione delle patologie urologiche, un tema spesso trascurato dagli uomini, sta vivendo una significativa accelerazione grazie a una serie di iniziative che attraversano lo Stivale. L’Associazione provinciale Lilt di Campobasso, ad esempio, ha recentemente concluso una campagna di sensibilizzazione che, concentrandosi sulle patologie tumorali della sfera genitale maschile, ha registrato una notevole adesione di pubblico. L’iniziativa, svolta presso strutture sanitarie di rilievo come il ‘Cardarelli’ di Campobasso e il ‘San Timoteo’ di Termoli, si è posta l’obiettivo di diffondere una maggiore conoscenza di queste malattie, spingendo molti a sottoporsi a quei controlli periodici che rappresentano il primo, vero baluardo contro l’insorgere di neoplasie.
Un divario di genere nella prevenzione
A lanciare un vero e proprio allarme, in occasione del Movember – il mese internazionale dedicato alla salute maschile –, è stata la Fondazione Pro, che attraverso il suo presidente Vincenzo Mirone ha evidenziato un preoccupante squilibrio. “Per ogni uomo che fa prevenzione”, ha spiegato l’urologo, il quale ricopre anche il ruolo di responsabile dell’Ufficio pazienti della Società italiana di urologia, “30 donne lo fanno regolarmente”. Una disparità che rende evidente quanto lavoro ci sia ancora da fare per colmare un ritardo culturale, che vede gli italiani, soprattutto i più giovani, poco educati a considerare la propria salute uro-andrologica una priorità. L’appello, dunque, va ben oltre la semplice diagnosi precoce e punta a un cambio di mentalità radicale.
Il superamento del PSA come unico parametro
Proprio in quest’ottica si inserisce la necessità di aggiornare gli stessi protocolli di prevenzione, superando l’eccessiva fiducia riposta per anni nel test del PSA. Come sottolineato da Lazzeri, l’antigene prostatico-specifico è stato a lungo utilizzato come marcatore decisivo per indirizzare verso una biopsia; oggi, tuttavia, le prospettive sono cambiate. “Il PSA è considerato un esame con una bassa specificità e una bassa sensibilità”, si osserva, il che significa che un suo innalzamento non è di per sé indicativo di un tumore, così come un valore basso non esclude con certezza la presenza di una neoplasia. Questo nuovo approccio, che invita a una valutazione più articolata e meno meccanica, sta lentamente prendendo piede, spingendo verso strategie più sofisticate.
Il modello delle Marche: riconoscimenti e accessibilità
Intanto, sul territorio, le azioni concrete non mancano, come dimostra l’iniziativa in programma negli ospedali di Macerata e Civitanova. Organizzata dalla sezione locale della Lilt, guidata dal presidente Nicola Battelli – che è anche direttore di Oncologia a Macerata –, e realizzata in collaborazione con l’Ast, l’iniziativa offre visite urologiche gratuite aperte a tutti, iscritti e non iscritti all’associazione. Un impegno, quello dei presidi ospedalieri dell’Azienda sanitaria maceratese, che ha recentemente ottenuto un riconoscimento da Fondazione Onda Ets per l’offerta di servizi e per l’impegno profuso nella salute uroandrologica, con un’attenzione particolare al tumore della prostata e alla gestione delle complicanze funzionali che possono seguire un intervento chirurgico.




