Il robot saldatore entra nei cantieri Fincantieri, a Sestri Ponente il primo test dell’umanoide Gene.01
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Redazione Economia
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La saldatura, quella che fino a ieri era la mansione più usurante tra le lamiere delle navi in allestimento, diventa ora il primo banco di prova per l’integrazione della robotica umanoide nell’industria pesante italiana. Fincantieri e Generative Bionics, la startup nata dall’Istituto italiano di tecnologia di Genova, hanno formalizzato una partnership industriale che porterà, entro la fine del 2026, un robot con sembianze umane a operare fianco a fianco con gli operai all’interno dei blocchi di acciaio dei bacini di carenaggio -1-4.
Il cuore del progetto, che si sviluppa nell’arco di un quadriennio, è la messa a punto di una macchina antropomorfa dotata di intelligenza artificiale fisica – quella che gli ingegneri chiamano Physical AI – capace di percepire il contesto attraverso una pelle tattile distribuita su tutto il; sensori, questi, che consentono al robot di modulare la forza del gesto quando entra in contatto con l’ambiente o, ed è questo il punto cruciale per la sicurezza nei cantieri, quando incrocia la traiettoria di un collega in carne e ossa -8-10.
Non si tratta di sostituire l’uomo, argomentano i vertici delle due realtà, quanto piuttosto di preservare quel patrimonio di artigianalità industriale che rischia di dissolversi con il calo demografico e la carenza di saldatori specializzati. Daniele Pucci, alla guida di Generative Bionics, lo ha ripetuto più volte nei giorni del Ces di Las Vegas, dove Gene.01 – questo il nome del prototipo – è salito sul palco insieme all’amministratore delegato di Amd: il robot non ruba lavoro, semmai lo eredita e lo rende sostenibile -2-3.
Il cantiere di Sestri Ponente, che già impiega alcune centinaia di addetti nella costruzione di navi da crociera, è stato individuato come laboratorio privilegiato per la sperimentazione; sarà lì che, nei prossimi mesi, i tecnici di Fincantieri inizieranno a calibrare il braccio meccanico del robot sulla geometria dei cordoni di saldatura, operando in contesti ristretti e complessi dove la locomozione bipede, ottimizzata per gli spazi angusti delle stive, dovrebbe dimostrare una flessibilità superiore a quella dei bracci industriali tradizionali, vincolati a rotaie o basi fisse -1-4.
Alle spalle di questo accordo c’è un ecosistema finanziario e scientifico che ha pochi precedenti in Europa. Generative Bionics, incubata negli spazi degli Erzelli, ha chiuso un round da settanta milioni di euro guidato dal Fondo Artificial Intelligence di Cdp Venture Capital, con la partecipazione di Amd Ventures, Eni Next e altri investitori istituzionali; una dote che servirà a trasformare vent’anni di ricerche condotte sui celebri prototipi iCub, ergoCub e persino iRonCub – il robot volante – in una linea di produzione industriale interamente italiana -5-10.
Pelle artificiale e visione dedicata: così il robot impara a sentire il metallo
La vera innovazione, quella che distingue Gene.01 dai robot ballerini visti in altre vetrine internazionali, risiede nella capacità tattile. La maggior parte degli umanoidi oggi percepisce l’ostacolo solo quando la struttura meccanica va in sovraccarico; la macchina sviluppata a Genova, invece, è avvolta da una rete di sensori che le permette di avvertire la pressione di un cavo o la resistenza di una lamiera con la stessa sensibilità di un polpastrello umano -8. Questo approccio, spiegano dalla startup, è l’unico che consente di eliminare le gabbie di sicurezza e di far lavorare operai e robot nella stessa cella produttiva senza barriere, un passaggio obbligato per rendere economicamente sostenibile l’automazione nella cantieristica, dove lo spazio è merce rara.
Dai laboratori dell’Iit ai blocchi di acciaio: il trasferimento tecnologico
Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Iit, ha definito l’operazione come la più grande spin-off accademica mai realizzata in Europa: un passaggio di testimone, questo, che trasferisce ai capannoni industriali ciò che per due decenni è stato sviluppato nei laboratori di robotica cognitiva. La licenza esclusiva delle tecnologie cardine, comprese quelle realizzate in collaborazione con Inail per l’assistenza ai lavoratori nei compiti gravosi, è oggi il patrimonio su cui si fonda l’intera avventura imprenditoriale -5-10.
Nei cantieri di Monfalcone, Marghera e Palermo, intanto, si osserva con attenzione quanto accadrà a Sestri Ponente. La saldatura rappresenta solo il primo passo: una volta validata la piattaforma, gli stessi umanoidi potranno essere riconfigurati per la movimentazione dei carichi, l’ispezione di qualità o l’assemblaggio di macrocomponenti. Il piano di Fincantieri, del resto, punta a fare della robotica avanzata uno dei pilastri del nuovo ciclo industriale, in un mercato globale – quello degli umanoidi – che le stime vogliono in espansione fino a duecento miliardi di euro nel 2035 -8.




