Roma e il sogno delle Olimpiadi del 2040, per Malagò la Capitale è in pole position ma il quadro globale sarà decisivo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il successo organizzativo e di pubblico dei Giochi invernali di Milano Cortina, un’edizione che ha visto gli azzurri conquistare trenta medaglie portando a casa il bottino più ricco di sempre a una rassegna a cinque cerchi sulla neve e sul ghiaccio, ha inevitabilmente riaperto il dibattito su una nuova, possibile avventura olimpica italiana. Se l’entusiasmo generato dalle imprese di Federica Brignone, doppia medaglia d’oro nello sci alpino, e di Francesca Lollobrigida, capace di vincere due titoli nel pattinaggio di velocità, ha contagiato il Paese, la domanda sorge spontanea e riguarda la prossima edizione estiva che l’Italia potrebbe ospitare -1-4. Il nome più gettonato, quasi un destino scritto nella sua storia, è quello di Roma, città che quelle Olimpiadi le ha già vissute nel 1960 e che da allora le ha più volte sognate senza riuscire a organizzarle di nuovo.

Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina e figura centrale nella riuscita dell’evento appena concluso, non nasconde le potenzialità della candidatura capitolina, ma lo fa con la prudenza di chi conosce bene i meccanismi internazionali. In una serie di interviste rilasciate al termine dei Giochi, lo stesso Malagò ha parlato di una Roma in “pole position” per il 2040, chiarendo tuttavia come la finestra temporale utile per concretizzare questa aspirazione sia relativamente stretta: si deciderà tutto, sostanzialmente, nei due anni precedenti la designazione ufficiale -2-5. Un lasso di tempo durante il quale, per giocarsi le proprie carte al meglio, servirebbe una compattezza politica che, a suo giudizio, rappresenta l’autentica variabile impazzita dell’equazione.

Il peso del quadro internazionale e le concorrenti per il 2036

Prima di poter ragionare concretamente su Roma, però, bisognerà comprendere come si assesterà il quadro globale delle candidature. Il presidente del Coni, infatti, ha invitato alla cautela, ricordando come i discorsi seri potranno iniziare solo dopo aver analizzato le mosse degli altri contendenti. E qui il discorso si sposta inevitabilmente sull’edizione immediatamente precedente, quella del 2036, per la quale i giochi sono tutt’altro che chiusi. Secondo le ultime indiscrezioni, Doha sarebbe in una posizione di favore per ospitare quell’appuntamento: il Qatar, forte dell’esperienza del mondiale di calcio del 2022 e di una macchina organizzativa ormai rodatissima, preme per portare per la prima volta i Giochi in Medio Oriente -2-5. Un’ipotesi che, se concretizzata, aprirebbe scenari diversi per l’edizione successiva, quella del 2040, rendendo più agevole – o forse più complicato, a seconda dei punti di vista – il percorso di Roma.

Non va dimenticata, inoltre, la spinta che arriva da altri continenti. C’è chi guarda all’Africa, con la nuova presidente del Cio, Kirsty Coventry, che potrebbe spingere per una storica candidatura del continente africano, magari proprio per il 2036 o per il 2040 -2-8. L’asticella, insomma, è alta e la concorrenza spietata: per questo Malagò insiste sulla necessità che l’Italia non disperda l’entusiasmo e la credibilità costruiti con Milano Cortina. Quelle invernali, le ha definite “le Olimpiadi dell’orgoglio”, e l’auspicio è che quella fiamma non si spenga, ma anzi alimenti un percorso lungimirante che metta al centro il Paese e le sue reali capacità, al di là delle beghe di palazzo.

L’eredità dei Giochi invernali e le nuove infrastrutture a Roma

Mentre il dibattito sulla candidatura romana prende quota, l’eredità di Milano Cortina inizia già a dare i primi frutti, testimoniando come un grande evento possa fungere da volano per la promozione sportiva. Sport e Salute, per esempio, sta valutando l’idea di introdurre il curling nelle scuole, sfruttando la popolarità conquistata dalla disciplina durante questi Giochi, complice anche la medaglia di bronzo vinta dalla coppia azzurra nel doppio misto -3-4. Un modo per rendere stabile e quotidiana la pratica di uno sport che altrimenti rischierebbe di rimanere un fuoco di paglia, riacceso ogni quattro anni dalla fiamma olimpica.

E proprio su questo fronte, e in relazione a Roma, arrivano segnali interessanti. L’amministratore delegato di Sport e Salute, Diego Nepi Molineris, ha annunciato l’intenzione di realizzare una pista di curling al Colle Oppio, nel cuore della Capitale -3-6. Un progetto che si inserisce nel più ampio programma “Illumina”, volto a riqualificare spazi urbani attraverso lo sport e a renderlo accessibile a tutti, dai bambini alle famiglie. Si tratta di interventi che, al di là della suggestione olimpica, vanno nella direzione di creare un tessuto sportivo diffuso, quel tipo di infrastruttura leggera ma significativa che, a suo tempo, potrebbe fare la differenza al momento di presentare al Cio una candidatura solida e credibile. Non solo grandi impianti, dunque, ma anche luoghi di aggregazione quotidiana capaci di avvicinare le persone a discipline nuove, gettando le basi per una cultura sportiva che prescinda dall’evento in sé.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.