Borgo Riccio, l’accoltellamento non fu uno scherzo: arrestata la fidanzata per omicidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quando la ragazza è apparsa sulla soglia di quel vecchio negozio riconvertito in abitazione, la sua voce – rotta da un pianto disperato – ha squarciato il silenzio di borgo Riccio con una frase che, ripetuta come un mantra, suonava più come un tentativo di autoconvincimento che come una spiegazione: «Stavamo solo giocando, non volevo fargli nulla». Eppure, a distanza di settimane, quella versione basata sull’incidentalità di un battibecco scherzoso è crollata sotto il peso delle indagini, portando all’arresto della giovane convivente.

Il delitto e la prima ricostruzione

Il 28enne Gaston Ogando Cristopher, di origini dominicane, è deceduto il 5 marzo scorso all’ospedale di Parma, dove era stato ricoverato dopo aver riportato una profonda ferita d’arma da taglio. La lesione, localizzata al torace, si era rivelata fatale nonostante i tentativi di rianimazione. La dinamica, stando a quanto inizialmente raccontato dalla fidanzata, sarebbe stata quella di uno scontro accidentale: un gioco finito male, una coltellata involontaria nel corso di una lite domestica ridotta a semplice scaramuccia.

L’inchiesta e le crepe nella versione della donna

I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Parma, però, non hanno mai abboccato a questa narrazione. Troppe incongruenze emergevano dal racconto di lei, Brenda Alesandrina Fumagalli – cubana di 21 anni – tanto da indurre la Procura a chiedere un’ordinanza di custodia cautelare. Il gip ha quindi disposto i domiciliari con braccialetto elettronico, un provvedimento che, di fatto, demolisce la tesi dello “scherzo tragico”. L’accusa, formalizzata nei suoi confronti, è di omicidio volontario aggravato dal legame affettivo con la vittima, un’aggravante che, nel codice penale, inasprisce il trattamento sanzionatorio proprio perché il fatto è stato commesso contro una persona legata da una relazione di convivenza e intimità.

Il quadro giudiziario e il movente ancora da delineare

Dalle carte dell’indagine, ancora coperte dal segreto istruttorio, emerge con chiarezza un punto fermo: il colpo non fu accidentale. I carabinieri, coordinati dalla procura di Parma, hanno raccolto elementi che scardinano la versione dell’incidente domestico, sebbene non siano stati resi noti i dettagli relativi all’arma utilizzata o alle eventuali testimonianze raccolte nel quartiere. Quel che è certo è che la giovane – che ora si trova ai domiciliari – non ha saputo fornire una spiegazione coerente della dinamica, e le sue prime dichiarazioni, rese probabilmente nello stato di choc immediatamente successivo all’accoltellamento, sono state progressivamente smontate dagli investigatori. La Procura, dal canto suo, ha puntato sulla volontarietà del gesto, escludendo ogni ipotesi di colpa o di eccesso colposo di legittima difesa. Il della vittima, dopo l’autopsia disposta dal magistrato, ha restituito i segni inequivocabili di un’azione decisa, non di un movimento maldestro durante un gioco. Per la 21enne, che risiedeva insieme al compagno in quell’appartamento ricavato da un ex esercizio commerciale, si aprono ora le porte di un processo che dovrà chiarire cosa sia realmente accaduto prima che il coltello affondasse nel petto del 28enne.

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