UniCredit alza il tiro su Commerzbank, tra piani di rinascita e attesa per le autorizzazioni
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Redazione Economia
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Non è più solo una partecipazione di peso, quella di UniCredit in Commerzbank, ma un vero e proprio progetto industriale che, a detta degli analisti di Intermonte, la presentazione di Piazza Gae Aulenti ha reso inequivocabile. L’istituto guidato da Andrea Orcel – che non ha mai fatto mistero delle proprie ambizioni transalpine – ha delineato i contorni di “Commerzbank Unlocked”, una strategia che mira a riscrivere il futuro della banca tedesca, partendo da una diagnosi piuttosto impietosa dello stato di salute attuale della stessa. Secondo la visione del management italiano, l’istituto di Francoforte apparirebbe poco preparato ad affrontare le sfide di mercato, eccessivamente concentrato sul breve termine e, in un certo senso, sopravvalutato rispetto ai fondamentali, una vulnerabilità che una trasformazione strutturale potrebbe finalmente correggere.
Numeri da campione europeo e il nodo della tempistica
Le proiezioni fornite da UniCredit dipingono uno scenario finanziario di grande respiro, dove l’utile netto della sola Commerzbank potrebbe passare dagli attuali 4,5 miliardi (previsti dal piano “Momentum” della banca tedesca) a 5,1 miliardi nel 2028, per poi balzare a 6 miliardi nel 2030, grazie all’implementazione del piano “Unlocked”. Tuttavia, è nell’ipotesi di una fusione totale tra le due entità che le cifre assumono una dimensione quasi epica per il panorama bancario europeo: l’aggregazione porterebbe a un utile netto combinato di circa 21 miliardi di euro entro la fine del decennio, con ricavi netti per 45 miliardi e costi contenuti sotto i 14,5 miliardi. Un’operazione che, nelle intenzioni di Orcel, manderebbe “un chiaro segnale non solo alla Germania, ma all’Europa intera”, creando un benchmark per la competitività del Vecchio Continente.
Ma il cammino verso questo polo unico è ancora disseminato di passaggi tecnici e temporali ben precisi. Lo stesso Orcel ha recentemente chiarito che, anche nello scenario migliore di acquisizione del controllo (che in Germania potrebbe configurarsi con soglie diverse dal classico 50% più un’azione, arrivando potenzialmente a quote come il 40% vista la struttura dell’azionariato), le autorizzazioni regolamentari non arriverebbero prima del secondo trimestre del 2027. Ne conseguirebbe una fase transitoria di almeno 18-24 mesi in cui Commerzbank rimarrebbe “standalone” e indipendente da UniCredit, un periodo necessario – spiega l’ad – per allineare la banca tedesca dal punto di vista industriale e culturale prima di procedere alla fusione vera e propria, la quale non potrebbe concretizzarsi prima del 2029.
La mossa di Intermonte e la reazione del mercato
In questo contesto di attesa per l’evoluzione dell’offerta pubblica di scambio (OPS) – formalmente avviata a inizio maggio 2026 e con un concambio stimato in 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank – gli esperti di Intermonte hanno voluto sottolineare l’importanza cruciale del dialogo con gli stakeholder tedeschi. La loro analisi, ripresa dall’agenzia MF-NW, ribadisce come la presentazione di UniCredit abbia confermato un “forte focus” sull’operazione, testimoniando come il valore potenzialmente estraibile dalla combinazione sia tale da giustificare un impegno diplomatico e finanziario senza precedenti. Le promesse di rilancio, del resto, sembrano già trovare credito sui mercati: il Titolo Commerzbank ha guadagnato terreno alla Borsa di Francoforte, muovendosi in contro tendenza rispetto a un listino generale meno brillante, segno che gli investitori iniziano a scommettere sulla credibilità del piano italiano.
Critiche alla gestione attuale e scenario a due vie
La strategia di UniCredit si basa su una critica piuttosto aspra all’attuale corso di Commerzbank, descritta nelle slide di presentazione come una realtà che dà priorità a una crescita internazionale “rischiosa e non strategica” – slegata dai mercati core di Germania e Polonia – mascherando debolezze strutturali che potrebbero richiedere, in assenza di interventi, oneri aggiuntivi e un doloroso piano di ristrutturazione. Di qui la necessità di applicare il modello “Unlocked”, già sperimentato con successo su HVB (la controllata tedesca del gruppo), per razionalizzare le attività, costruire solide linee di difesa e migliorare l’efficienza operativa e di capitale. Andrea Orcel ha del resto delineato due possibili scenari post-offerta: nel primo, qualora UniCredit non raggiungesse il controllo (restando sotto la soglia che garantisce un ritorno superiore al costo del capitale), si continuerebbe a gestire l’investimento come pura partecipazione finanziaria; nel secondo, quello del controllo, si procederebbe con la tabella di marcia verso l’integrazione totale, che resta l’obiettivo industriale dichiarato per dare forma a un campione paneuropeo.




