Il derby, l’infortunio e una panchina che lasciava presagire qualcosa: Calhanoglu out per un risentimento agli adduttori, salta l’Atalanta e si punta a marzo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’eco del fischio finale a San Siro non si era ancora spento, e già il dubbio cominciava a serpeggiare tra i cronisti presenti in tribuna stampa. Perché Hakan Calhanoglu, lui che dal dischetto aveva sbagliato il rigore decisivo nel match d’andata del 23 novembre, fosse rimasto seduto in panchina per tutti i novanta minuti senza nemmeno alzarsi per un riscaldamento, restava un piccolo mistero. La sconfitta di misura subita dai nerazzurri, va detto, aveva messo in ombra molte delle dinamiche di spogliatoio, ma l’assenza del turco – una pedina così centrale negli schemi di Cristian Chivu – non poteva passare inosservata. Il giorno dopo, come spesso accade in questi casi, la ragione di quella panchina così lunga e immobile è venuta a galla con la freddezza di un referto medico. Nella mattinata di lunedì 9 marzo, il centrocampista si è presentato all’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano per sottoporsi a una risonanza magnetica, e l’esito, comunicato dal club di viale della Liberazione, ha confermato i peggiori sospetti: un leggero risentimento muscolare agli adduttori della coscia destra. Non una lesione di quelle che richiedono mesi di stop, certo, ma quella stessa coscia che lo aveva già fermato in precedenza e che ora torna a fare i conti con un problema che, se trascurato, potrebbe diventare un brutto ospite cronico.

Lo stop programmato e la trasferta di Bergamo che arriva troppo presto

La nota ufficiale dell’Inter, asciutta e priva di inutili giri di parole, parla di una situazione che verrà monitorata nei prossimi giorni. Un’espressione, questa, che nel gergo calcistico assume spesso i contorni di un’assenza certa per la gara successiva. E così è. Per Calhanoglu, lo si dà ormai per scontato, non ci sarà spazio sabato prossimo contro l’Atalanta, match in programma a Bergamo e già etichettato dallo staff tecnico come un appuntamento a rischio per il regista. La sua assenza, peraltro, lascia un vuoto tattico non indifferente in mediana; vuoto che Chivu dovrà colmare attingendo a quelle rotazioni che finora gli avevano garantito una certa tenuta, ma che ora si trovano private di un interprete capace di dettare i tempi con una precisione che pochi altri posseggono in rosa. I tempi di recupero, ragionando con cautela, sembrano indirizzarsi verso la trasferta di Firenze contro la Fiorentina, in programma per domenica 22 marzo. Una data cerchiata in rosso sul calendario, quella del Franchi, perché rappresenterebbe il primo giorno utile per rivedere il turco in campo, a patto che i muscoli rispondano positivamente alle terapie e che lo staff non voglia correre rischi inutili forzando un rientro che potrebbe rivelarsi controproducente.

Il bollettino dalla Pinetina e l’ombra di un reparto da ricostruire

Nel frattempo, alla Pinetina, gli occhi sono puntati anche su altre situazioni delicate emerse nel corso dell’ultimo derby. Alessandro Bastoni, uscito dal campo dopo un contrasto con Rabiot, ha rimediato una forte contusione che richiederà valutazioni nelle prossime ore per capire l’entità precisa del danno, sebbene non si parli di problemi muscolari seri. Discorso diverso, invece, per Marcus Thuram, il cui attacco febbrile che lo aveva tenuto ai box nella stracittadina sembra rientrato, e il francese dovrebbe tornare a disposizione dopo aver smaltito i sintomi influenzali, sebbene gli occorrano ancora alcuni giorni per ritrovare la condizione ottimale. Ma è chiaro che il nome di Calhanoglu, in questo momento, pesa più di altri. Perché un infortunio agli adduttori, per uno come lui che basa buona parte del proprio repertorio sulla potenza del tiro e sulla precisione dei lanci, va gestito con la cura maniacale che si riserva ai gioielli più fragili. La speranza, ad Appiano Gentile, è che questo ennesimo stop non rappresenti l’inizio di una sequela di ricadute, ma solo un passaggio obbligato per ritrovare la migliore versione del proprio metronomo.

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