Israele e Iran, quarta notte di bombardamenti: raid su Fordow e basi militari, Trump suggerisce la mediazione di Putin
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Redazione Esteri
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Perfino Superman, in quel murale di Bat Yam, ha le mani tra i capelli e lo sguardo angosciato sopra la scritta «Niente panico». Un’immagine che sembra una metafora involontaria di questi giorni, in cui il panico è difficile da controllare, anche se non si può cancellare. Soprattutto quando, a un centinaio di metri, un palazzo è stato sventrato da un missile, lasciando gli appartamenti senza muri esterni, come case di bambole abbandonate. La guerra, ormai al suo 619esimo giorno in Medioriente, non risparmia nulla e nessuno, neppure Tel Aviv, città simbolo di una resilienza che dura dal 1909, quando fu fondata prima ancora della nascita dello Stato di Israele.
Nella quarta notte di scontri, i raid israeliani hanno colpito Fordow, il reattore nucleare più protetto dell’Iran, insieme a siti di produzione missilistica e basi delle Guardie Rivoluzionarie a Teheran. L’intelligence israeliana ha confermato l’eliminazione di Mohammad Kazemi, capo del dipartimento di intelligence dei Pasdaran, e di altri due ufficiali. Dall’altra parte, i missili iraniani hanno centrato un edificio a Haifa e provocato esplosioni nel centro di Tel Aviv. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di almeno 13 morti e oltre 300 feriti in Israele, mentre in Iran le vittime accertate da venerdì superano le 224.
«Il regime israeliano ha ucciso bambini per hobby», ha scritto su X Esmaeil Baqaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, riferendosi al presunto attacco a un ospedale pediatrico di Teheran. Dichiarazioni che si scontrano con le ricostruzioni israeliane, secondo cui gli obiettivi erano esclusivamente militari. Intanto, Donald Trump ha rotto il silenzio: «Putin può mediare», ha detto il presidente degli Stati Uniti, lasciando intendere che la situazione richieda un intervento esterno. Un’ipotesi che, al momento, sembra lontana dalla realtà, considerata l’escalation in corso.




