Il Giro d’Italia 2026, tappa 2: Guillermo Silva scrive la storia a Veliko Tarnovo, nel caos di una maxi-caduta e con Vingegaard che dà spettacolo.

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La seconda frazione del Giro d’Italia, la lunga trasferta di 221 chilometri da Burgas a Veliko Tarnovo, restituisce una classifica già sconvolta e un podio che nessuno avrebbe pronosticato alla vigilia. La Bulgaria, ancora una volta teatro del Grande Evento, è stata letteralmente travolta dalla marea rosa in una giornata segnata da una pioggia insistente, asfalto viscido e un ritmo forsennato che ha trasformato la tappa in una vera e propria mattanza. Al termine di una volata ristretta e fortuita, a spuntarla è stato l’uruguaiano Guillermo Thomas Silva, corridore dell’XDS Astana, capace di precedere il tedesco Florian Stork (Tudor Pro Cycling Team) e l’italiano Giulio Ciccone (Lidl-Trek). Per Silva, non solo il primo successo parziale in una Grande Corsa, ma anche la conquista della maglia rosa, un alloro che lo rende il primo uruguaiano della storia a vestire il simbolo del primato. L’azzurro Pellizzari, autore di una prova generosa in tandem con il favoritissimo Vingegaard, ha chiuso quinto, rodendosi il manubrio per un’occasione che sembrava già tanto vicina quanto sfumata nel finale.

Strappi, fuga e colpi di scena sull’asfalto bagnato

La tappa, la più lunga di questa edizione, sembrava inizialmente indirizzata verso la classica fuga da manuale. A prendere l’iniziativa sono stati l’instancabile Diego Pablo Sevilla, già maglia azzurra, affiancato dal compagno di squadra Mirco Maestri (Team Polti-Visit Malta). La coppia ha dettato legge sui traguardi volanti e sulle prime asperità, guadagnando un vantaggio massimo che ha superato abbondantemente i cinque minuti. Sotto una pioggia che aumentava d’intensità, il gruppo però non ha mai concesso tregua, consapevole di un finale esplosivo. La tregua è durata fino ai -30 chilometri, quando la pioggia ha reso il tracciato una trappola mortale.

La maxi-caduta che neutralizza il plotone

A 23 chilometri dal traguardo, la corsa è stata tragicamente interrotta da un incidente tremendo. Un gruppo compatto di almeno venti corridori è scivolato sull’asfalto in una curva a destra, con molti di loro che sono finiti violentemente contro le barriere di contenimento. L’effetto domino è stato impressionante e ha coinvolto uomini di classifica pesantissimi. La UAE Emirates ha pagato il prezzo più salato: Jay Vine e Marc Soler sono stati costretti al ritiro, caricati in ambulanza con il collare, mentre il capitano Adam Yates, prodigiosamente, si è rialzato con una maschera di fango e sangue, proseguendo la gara con un distacco enorme di oltre tredici minuti. Vista la gravità della situazione e l’impiego di tutte le ambulanze per i feriti, la direzione gara ha deciso una neutralizzazione di circa sei-dieci chilometri, un provvedimento raro che testimonia la brutalità della caduta.

Vingegaard e Pellizzari accendono la corsa, ma il finale è beffardo

Ripresa la corsa a -15 chilometri, l’inerzia è cambiata radicalmente. Come se volesse approfittare della confusione generale o semplicemente testare le gambe degli avversari, Jonas Vingegaard ha attaccato in modo deciso sull’ultima asperità del Lyaskovets Monastery Pass. Il danese è stato l’unico a provare a fare la differenza, ma ha trovato pronto riscontro in un Giulio Pellizzari (Red Bull – BORA – hansgrohe) in stato di grazia e in Lennert Van Eetvelt (Lotto Intermarché). I tre si sono presentati in magico equilibrio sulla discesa, con un vantaggio che toccava i venti secondi sul gruppo inseguitore. Sembrava il preludio al duello decisivo per la tappa, ma l’accordo tra i fuggitivi è mancato nel finale. Christen ha provato a ricucire, e a meno di due chilometri dal traguardo la corsa si è riavvicinata, trasformandosi in una volata improvvisata dove la forza della squadra ha fatto la differenza. L’uruguaiano Silva ne è uscito come una scheggia, lasciando sulla linea Ciccone e Stork; per Pellizzaro, quinto, solo l’amaro in bocca di chi sapeva di avere qualcosa in più.

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