Il governo e l’uso delle basi, Schlein attacca: “L’appello all’unità di Meloni è durato due ore, ora dica no a Trump”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il confronto politico sull’escalation militare in Medio Oriente e sul ruolo che l’Italia intende giocare in questo scacchiere così complesso si fa sempre più serrato, con la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che torna alla carica contro la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, utilizzando parole pesanti come macigni e incentrando la sua critica su quelli che considera due aspetti fondamentali: la durata effimera dell’appello all’unità nazionale e la mancata presa di posizione chiara riguardo alle basi militari statunitensi presenti sul nostro territorio. Secondo la leader dem, la premier avrebbe di fatto vanificato in poche ore quel richiamo alla coesione, un richiamo lanciato in Aula e subito smentito, a suo dire, da un atteggiamento ben poco inclusivo. “L’appello all’unità di Giorgia Meloni – ha dichiarato Schlein intervenendo a Non Stop News su Rtl 102.5 – è durato giusto un paio d’ore ed è arrivato con dodici giorni di ritardo”. Una frecciata, quest’ultima, che allude ai tempi con cui l’esecutivo ha affrontato la crisi iraniana e la posizione degli alleati statunitensi, con il presidente Trump che ha ripreso le redini della Casa Bianca, e la cui amministrazione ha dato il via a operazioni militari che il Partito Democratico non esita a definire “illegali”.

La richiesta che sale dai banchi dell’opposizione è infatti quella di una netta presa di distanza da eventuali richieste di Washington, che potrebbero riguardare l’impiego delle basi italiane per attività di supporto logistico o, peggio, operativo. Non si tratta di mettere in discussione il rapporto atlantico, ci tengono a precisare dal Nazareno, ma di ribadire un principio sancito dall’articolo 11 della Costituzione, quello per cui l’Italia ripudia la guerra. Ecco allora che l’attacco di Schlein si fa frontale: “Se Trump chiedesse di usare le basi italiane per attacchi illegali, il governo deve saper dire no, e deve dirlo subito, non quando la richiesta è già arrivata”. Un concetto ribadito con forza anche a Venezia, durante un comizio, dove la segretaria ha parlato di “guerra illegale voluta da Trump e Netanyahu”, chiedendo all’esecutivo di escludere in via preventiva e categorica qualsiasi forma di autorizzazione. La premier, dal canto suo, ha provato a smorzare i toni in Senato, spiegando che le basi americane in Italia sono regolate da accordi bilaterali che risalgono al 1954 e che, ad oggi, non è pervenuta alcuna richiesta per attività che esulino dalla logistica ordinaria, ribadendo che “non siamo in guerra e non vogliamo entrarci” e che, nel caso, la decisione ultima spetterebbe al Parlamento.

Il paragone con la Spagna e il silenzio su Trump

Un altro fronte su cui si consuma lo scontro è quello del confronto con gli alleati europei, in particolare con la Spagna. Il governo di Madrid, guidato da Pedro Sánchez, ha assunto una posizione molto netta, rifiutando di concedere l’utilizzo delle proprie basi militari per le operazioni contro l’Iran e incontrando persino una reazione da parte del Pentagono, che ha dovuto ridispiegare i propri velivoli in altre basi, come quelle francesi e tedesche. Una decisione, quella spagnola, che Schlein indica come esempio da seguire, contrapponendola a quella che definisce la “subalternità” del governo Meloni. “Perché – si è chiesta la segretaria dem in dichiarazione di voto alla Camera – il presidente del Consiglio non riesce a dire già da ora che esclude qualsiasi supporto vi chiedesse Trump per questi attacchi che violano il diritto internazionale, come ha fatto invece Sánchez?”. La replica della premier, che ha sottolineato come anche la Spagna si stia attenendo ai propri accordi bilaterali, non ha convinto l’opposizione, che vede in questa dinamica una differenza sostanziale: da un lato la chiarezza politica di Madrid, dall’altro le ambiguità di Roma.

La critica, inoltre, investe anche la gestione della comunicazione e dei rapporti istituzionali. La scelta di Meloni di intervenire alla radio, piuttosto che in Parlamento, nei giorni immediatamente successivi all’inizio delle ostilità era già stata letta come una mancanza di rispetto verso le Camere. Ora, con le cose che si fanno più intricate, Schlein torna sull’argomento per sottolineare come la premier non abbia saputo cogliere la gravità del momento. “Presidente – ha tuonato nell’Aula di Montecitorio – posi la clava, chi ci guarda non merita di guardare la lotta nel fango. Il suo appello all’unità è durato due ore, poi è tornata in lei”. Un passaggio duro, che mira a sottolineare la solitudine e l’incoerenza di un esecutivo che, secondo i dem, non avrebbe ancora elaborato una linea politica chiara e condivisa su una crisi che rischia di avere ripercussioni drammatiche anche sul fronte energetico ed economico. Quello che si chiede, in sostanza, è che l’Italia faccia sentire la propria voce, come è nel suo diritto e dovere, per difendere i principi di diritto internazionale che, come ha ricordato il ministro della Difesa Crosetto in aula, appaiono sempre più sotto scacco. La posizione del Partito Democratico, ribadita in tutte le sedi, è che non si possa tacere o limitarsi a “prendere atto” delle azioni unilaterali degli alleati quando queste violano la Carta Onu, e che l’esecutivo abbia il dovere di chiedere a Trump e Netanyahu di fermarsi immediatamente, premendo per un cessate il fuoco e il ritorno alla diplomazia.

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