Ranking Uefa, la rincorsa dell'Italia per un posto in più in Champions si fa sempre più complicata
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Redazione Sport
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La notte europea di Bergamo, con quella rimonta ai danni del Borussia Dortmund che profuma d’impresa, ha ridato fiato a un coefficiente che sembrava ormai in caduta libera. Il successo dell’Atalanta, oltre a regalare una qualificazione storica agli ottavi di finale di Champions League, assume un peso specifico notevole nella classifica del ranking Uefa, quella graduatoria che assegnerà due posti supplementari nella prossima edizione della massima competizione continentale. Se è vero, come è vero, che l’Inghilterra ha già messo una seria ipoteca sulla prima piazza con i suoi nove club ancora in corsa, la mischia per il secondo gradino del podio, quello che vale l’ambito slot extra, è più serrata che mai -1.
Al momento, la Germania guida questo gruppetto con 17.428 punti, tallonata dalla Spagna a 17.031 e dall’Italia che, grazie proprio ai tre punti conquistati dalla Dea, si è portata a 16.857 -1. Una distanza, quella che separa il nostro paese dalla Germania, che non è incolmabile, ma che sconta un dato ineludibile: il numero di rappresentanti ancora in gara. Mentre tedeschi e spagnoli possono contare rispettivamente su cinque e sei formazioni, l’Italia, dopo le eliminazioni di Inter e Juventus agli spareggi, ne ha soltanto quattro: l’Atalanta, appunto, in Champions, la Roma e il Bologna in Europa League, e la Fiorentina in Conference League -4. Un divario numerico che, nelle proiezioni future, rischia di vanificare gli sforzi compiuti sul campo.
Zazzaroni e il dovere (mancato) delle grandi
Il passaggio del turno dell’Atalanta, per quanto esaltante, non può tuttavia nascondere le ombre di una campagna europea che, per certi versi, ha deluso le attese. Una riflessione, questa, che trova spazio nell’analisi di Ivan Zazzaroni sulle pagine del *Corriere dello Sport*. Il giornalista, nel commentare il cammino delle italiane, non usa giri di parole: il bilancio complessivo resta negativo, e lo è a maggior ragione se si considerano le premesse con cui club del calibro di Napoli, Inter e Juventus si erano affacciati alla scena. Per Zazzaroni, queste tre squadre avevano il dovere, quasi l’obbligo morale e tecnico, di raggiungere almeno il traguardo degli ottavi di finale. E appare, per sua stessa ammissione, quasi sorprendente che a tagliare questo traguardo sia stata la più periferica delle quattro, quella che non si è mai lamentata dei doppi e tripli impegni e che ha semplicemente continuato a lavorare con la testa bassa e la schiena dritta. Un’analisi che fotografa un paradosso: a tenere in vita le speranze di un intero movimento è proprio chi, sulla carta, aveva meno obblighi di risultato.
La volata decisiva e il peso delle coppe minori
La serata di oggi assume dunque i contorni di un vero e proprio crocevia. Non solo per la Champions, ma anche e soprattutto per l’Europa League e la Conference League, dove sono impegnate Bologna e Fiorentina. Il loro passaggio agli ottavi di finale non è solo una questione di prestigio personale, ma una necessità impellente per alimentare il motore del ranking e continuare a rosicchiare punti a Germania e Spagna. Il problema, però, verrà dopo, una volta che si saranno chiusi i conti con questa fase. Perché l’Italia, anche in caso di pieno successo stasera, si ritroverebbe con un numero di club complessivamente inferiore rispetto ai diretti concorrenti, e questo significa avere meno carte da giocare nei turni successivi, meno moltiplicatori di punteggio, meno occasioni per incrementare il proprio coefficiente. Una zavorra non da poco in una volata così serrata.
La resistenza di Bergamo e il nuovo corso della Dea
E pensare che l’Atalanta, la squadra che più di ogni altra sta tenendo in vita questo sogno, aveva chiuso l’andata dei playoff con un passivo pesante, un due a zero da ribaltare contro una delle candidate alla vittoria finale della Bundesliga. Eppure, la squadra di Gasperini, o meglio di chi ne ha ereditato il testimone continuando a investire sugli stessi principi di gioco e sugli stessi uomini, ha saputo trovare le energie per una rimonta che ha del clamoroso. Un successo che Zazzaroni stesso definisce superiore per contenuti emotivi, un’impresa costruita con competenza e carisma, frutto di una società che il calcio lo sa fare e che ha dato alla squadra un’anima internazionale, ben oltre il primo trofeo della sua storia. È su questa anima, su questa resistenza, che oggi l’Italia è chiamata a costruire il suo riscatto, affidandosi alle gambe e alla testa di chi non ha mai smesso di crederci, provando a trasformare un’annata storta in una storia a lieto fine.
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