Nasser Al-Attiyah scrive un'altra pagina di storia alla Dakar 2026

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Mentre la carovana del Dakar 2026, conclusa la prima e faticosa settimana di gara, staziona a Riyadh per l'unica meritata giornata di riposo, Nasser Al-Attiyah consolida ulteriormente il proprio status di leggenda vivente dei rally raid. Il pilota del team ufficiale Dacia Sandriders, grazie alla vittoria ottenuta nella Tappa 6 del percorso che da Ha'il conduceva proprio nella capitale saudita, ha infatti centrato un traguardo straordinario: la diciannovesima partecipazione consecutiva alla "corsa più dura del mondo" con almeno una vittoria di tappa all'attivo. Un primato che, considerando la ferocia di questo evento, sembrava appannaggio di un'altra epoca e che invece il qatariota, attualmente al comando della classifica generale Auto con un vantaggio di oltre sei minuti sul rivale Henk Lategan, continua a rinnovare con un'ostinazione che ha del sovrumano.

Il quadro di metà gara e il percorso che attende i piloti

Archiviate, dopo il prologo iniziale, sei tappe particolarmente insidiose, il rally entra dunque nel suo momento di pausa strategica prima di affrontare le sette prove speciali residue che condurranno il serpentone di mezzi fino alla conclusione di Yanbu. La sosta tecnica e fisica a Riyadh è un rito necessario, un momento di bilanci e di preparazione per una seconda frazione che si preannuncia altrettanto selettiva. La ripartenza, prevista per domani, condurrà infatti i protagonisti attraverso un percorso di 876 chilometri totali, di cui 462 saranno cronometrati, verso Wadi al-Dawasir in uno stage che promette nuove sfide nel cuore del deserto saudita.

Le incognite e i colpi di scena della prima settimana

Se Al-Attiyah naviga sulla scia della propria impeccabile regolarità, per altri la prima metà della Dakar ha riservato battute d'arresto decisive, a dimostrazione di come il minimo errore venga punito senza appello. C'è chi, come Ross, eroico su una Hero, dopo un avvio folgorante ha visto svanire le proprie ambizioni a causa di una penalità di sei minuti per eccesso di velocità, un autovelox che ha di fatto spento i bolidi della "Ferrari del Kalahari". Altri ancora, come Tosha su Honda, hanno visto un podio a portata di mano dissolversi per una deviazione di percorso nella quinta tappa, un errore costato dieci minuti di penalità e una radicale ridefinizione dei propri obiettivi di gara. Episodi che, nel loro ripetersi, compongono il mosaico di una competizione dove la perfezione meccanica e l'acume della navigazione devono coesistere con una fortuna non sempre benevola.

Le performance di rilievo e l'atmosfera del bivacco

Nonostante i pericoli, la tappa 6 è stata affrontata da molti come una passeggiata, seppur nel rigido contesto delle dune, soprattutto dopo che l'organizzazione aveva concesso un margine temporale più ampio per il raggiungimento del bivacco. Una decisione che aveva generato non poca apprensione, presagendo un tracciato di estrema difficoltà, ma che in realtà ha permesso a diversi equipaggi di gestire le energie in vista della seconda parte della maratona. Tra le storie positive spicca quella dei fratelli Aquilani Totani, i quali, pur non figurando tra i primissimi della lista, hanno ottenuto un buon risultato tale da meritare i complimenti degli addetti ai lavori, un riconoscimento che nel micromondo della Dakar vale spesso più di una posizione di classifica. La vittoria di tappa, in quel teatro di sabbia, è però andata ancora una volta allo specialista per eccellenza, Nasser Al-Attiyah, che ha saputo trasformare una prova temuta in un monologo di abilità e esperienza.

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