Tentato femminicidio a Giaveno, arrestato e in carcere l'aggressore
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Redazione Interno
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Un uomo di 38 anni, residente a Giaveno e con precedenti penali, è detenuto in carcere dopo aver sfregiato con una coltellata al volto la propria compagna, una ragazza di 22 anni di origini marocchine. L’episodio, che risale alla notte dell’11 gennaio, è scaturito da una violenta lite per gelosia, consumatasi nella loro abitazione nei pressi di via Coazze. Il 38enne, dopo aver pronunciato minacce esplicite, ha afferrato un coltello colpendo la giovane donna al viso: il fendente, partito dalla tempia e giunto fino alle labbra, le ha procurato una profonda ferita alla guccia, configurando, secondo quanto contestato, il reato di deformazione dell'aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso. La ragazza, che lavora come intrattenitrice in un locale notturno e conviveva con l’aggressore, riporta così una cicatrice a forma di Y destinata a rimanere indelebile.
La fuga e il soccorso
Nonostante la gravità dell’aggressione e lo shock, la dinamica successiva ha visto un intervento esterno: altre due persone presenti sul luogo, constatata l’entità della ferita, sono riuscite a convincere entrambi a salire in auto per raggiungere un presidio ospedaliero. È durante quel tragitto che la giovane, trovando la forza di reagire, è riuscita a sottrarsi al controllo dell’uomo e a chiamare i carabinieri, attivando così il primo decisivo intervento delle forze dell’ordine. Un gesto, il suo, che ha interrotto bruscamente la sequenza degli eventi e ha permesso l’immediato avvio delle indagini, le quali hanno ricostruito con precisione i minuti concitati della sera e le parole che hanno preceduto la coltellata.
L’attività investigativa e la convalida
I militari della stazione carabinieri di Giaveno, una volta allertati, hanno condotto un’approfondita attività investigativa che ha portato all’arresto in flagranza del 38enne già nella notte tra l’11 e il 12 gennaio. L’iter giudiziario è poi proseguito rapidamente con la convalida dell’arresto da parte del gip del tribunale di Torino, Rossana Croce, la quale, su richiesta del pm Francesco La Rosa, ha ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, disponendo pertanto la custodia in carcere. La misura cautelare scelta evidenzia la percezione di un concreto pericolo di reiterazione del reato, considerata anche la natura della relazione, descritta da fonti investigative come caratterizzata da una posizione di soggezione della vittima, la quale, in precedenza, tendeva a difendere il compagno nonostante i suoi comportamenti.
Il quadro giudiziario
Il procedimento penale a carico dell’uomo prosegue ora lungo il suo corso, con l’accusa formale di aver inflitto lesioni personali gravissime e permanenti. L’attenzione delle autorità giudiziarie si concentra sugli elementi emersi, a partire dalla minaccia premonitrice e dalla dinamica efferata del gesto, il quale, oltre a ledere l’integrità fisica, ha intaccato in modo irreversibile l’aspetto esteriore della donna. Il caso si inserisce nel più ampio e tragico contesto delle violenze domestiche, che vedono spesso le vittime legate ai propri aggressori da vincoli complessi e difficili da sciogliere, come pare emergere, per alcuni aspetti, anche da questa vicenda. La custodia cautelare in carcere, in questa fase, rappresenta l’unica misura ritenuta idonea a garantire la sicurezza della parte offesa.




