Monica Bellucci a Cannes 2026 tra due film, una in concorso, e il ricordo di Tim Burton
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La Croisette, si sa, non dimentica facilmente i suoi volti più iconici. Eppure, in questo maggio 2026, a restituire Monica Bellucci al tappeto rosso del Festival di Cannes non è solo la consueta, abbagliante cerimonia di passaggio, ma una doppia presenza cinematografica che la rimette al centro della scena internazionale. L’attrice, infatti, arriva sulla Riviera francese con due opere inedite – Histoires de la nuit e Butterfly Jam – una delle quali addirittura in concorso, circostanza che riaccende i riflettori su un’interpretazione lontana dagli stereotipi di bellezza patinata che l’hanno resa celebre. Nel primo di questi film, Histoires de la nuit, Bellucci veste i panni di Cristina, una figura che lei stessa ha descritto al settimanale F come «una donna solitaria, austera, indurita dalla vita. Una donna di sessant’anni che li dimostra tutti, senza trucchi e senza sconti». E poco importa, aggiunge con una certa dose di provocazione, se per raggiungere questa verità scenica hanno dovuto “imbruttirla”: «A questo punto l’immagine non esiste. In questo film è richiesto che io sia una donna che con il tempo ha acquisito anche la profondità che si acquisisce invecchiando».
L’addio a Tim Burton e quelle parole che chiudono (e non chiudono) un capitolo
L’occasione canadese, tuttavia, non serve solo a parlare di cinema. Nel corso della stessa intervista rilasciata al settimanale F, l’attrice ha trovato il modo di tornare – con la delicatezza che la contraddistingue – sulla separazione da Tim Burton, una relazione iniziata nel 2022 al Lumière Film Festival (quando lei gli consegnò un premio) e ufficializzata pubblicamente nel giugno del 2023 con una dichiarazione all’edizione francese di *Elle*. La rottura, avvenuta a sorpresa lo scorso settembre, viene ora archiviata con una frase destinata a fare il giro dei media: «Quello che abbiamo avuto non finirà mai, affetto e rispetto resteranno per sempre». Nessuna recriminazione, nessun dettaglio sulla fine della storia, ma piuttosto la volontà di preservare un legame che, pur trasformandosi, non viene rinnegato. Un modo elegante, insomma, per mettere un punto senza cancellare quanto scritto prima.
L’età, l’immagine e quelle rughe volute sul set
Discorso diverso, e per certi versi più radicale, è quello che Monica Bellucci dedica al proprio rapporto con il tempo che passa. L’attrice, che in passato ha spesso rappresentato un ideale di bellezza senza crepe, ora rivendica il diritto a invecchiare davanti alla macchina da presa. «Ho dovuto imbruttirmi per un film, la mia immagine non esiste più», ripete quasi come un manifesto. Cristina, il suo personaggio in *Histoires de la nuit*, non cerca la luce migliore né l’angolazione favorevole; al contrario, richiede proprio quella durezza che solo l’esperienza e la rinuncia ai filtri possono offrire. Una scelta che ribalta ogni aspettativa legata al suo passato di icona glamour, e che si inserisce in un dibattito più ampio – mai citato esplicitamente nell’intervista – sulla rappresentazione della donna matura nel grande schermo.
Due figlie, un’eredità e lo sguardo verso Deva
Dai film, il discorso scivola infine sulla quotidianità familiare, e in particolare sulle figlie avute da Vincent Cassel. A proposito di Deva, la maggiore, la Bellucci non nasconde un certo orgoglio quasi materno e al tempo stesso professionale: «Mia figlia Deva mi supera ed è bellissimo». Una frase che, pur nella sua brevità, lascia intendere un passaggio di testimone silenzioso, più che una competizione. L’attrice, insomma, non si limita a presentare due pellicole a Cannes 2026; approfitta del palcoscenico più scintillante del mondo per ridisegnare i contorni della propria identità pubblica. Non più solo perfetto o ex compagna di registi celebri, ma attrice che sceglie di farsi “brutta” per necessità drammaturgica, ex partner che custodisce un ricordo senza rancore, madre che guarda con serenità al sorpasso della figlia. E la Croisette, fedele alla sua vocazione di vetrina, riflette tutto questo senza bisogno di giudizi.




