La resa dei conti nel Pd tra fischi, primarie e l'ombra di Conte

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la Festa dell'Unità a Milano si chiudeva con un clamoroso fiasco di pubblico e di contenuti, la vera partita per il Partito Democratico si gioca altrove, in un confronto serrato sulla leadership e sulle strategie future. L'evento meneghino, che avrebbe dovuto segnare un momento di rilancio, si è invece rivelato un esempio di clamorosa sottovalutazione del proprio elettorato: sul palco, insieme alla segretaria Elly Schlein, sono saliti personaggi di scarso richiamo popolare come l’ex premier neozelandese Jacinda Ardern e la portavoce olandese dei Verdi Kati Piri, le cui presenze, seppur prestigiose, hanno lasciato indifferente un pubblico che evidentemente cercava ben altri nomi e ben altri contenuti.

Questo episodio, per quanto imbarazzante, non è che il sintomo superficiale di un malessere più profondo che attraversa il partito, il quale deve fare i conti con una base che in altre piazze – come quella di Reggio Emilia – ha mostrato un sostegno fragoroso per Giuseppe Conte e non ha esitato a fischiare la stessa Schlein in occasione della festa del Fatto Quotidiano al Circo Massimo. La segretaria, che annusa l’aria e vira quando serve, ha perfettamente compreso il messaggio: le primarie di coalizione, se non gestite con abilità, potrebbero rivelarsi una trappola pericolosa, motivo per cui pare stia valutando, nonostante le dichiarazioni ufficiali contrarie, di cercare una sponda con l’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni per scongiurare proprio una competizione allargata che potrebbe vedere il suo avversario interno trionfare.

D’altronde, lo stesso Stefano Bonaccini, presidente del Pd, pur ammettendo che “mancano due anni alle politiche” e che “i cittadini vogliono sapere cosa proponiamo”, ha preferito eludere la questione della candidatura premier, limitandosi a definire “straordinaria” Silvia Salis e rinviando ogni decisione a quando “sarà il momento”. Una posizione che, se da un lato riflette una cautela dettata dai tempi lunghi della politica, dall’altro tradisce l’assenza di una visione chiara e unificante in un campo progressista ancora profondamente frammentato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.