Ferrari Hypersail, il monoscafo volante esce dal segreto: 30 metri e un albero da Boeing 777
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Redazione Sport
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Nel cantiere di Marina di Pisa, lungo il canale dei Navicelli, la Ferrari Hypersail ha finalmente mostrato lo scafo completato di verniciatura e livrea. Il monoscafo oceanico da 100 piedi, lungo 30 metri e largo 22, è la risposta del Cavallino Rampante alla vela d'altura: una barca pensata per volare stabilmente sull'acqua, sospesa a circa cinque metri dalla superficie quando i foil entrano in azione.
La livrea non è rossa, come qualcuno avrebbe potuto immaginare: è Grigio Hypersail con fianchi e accenti in Giallo Fly, un richiamo alla tradizione di Maranello che però guarda all'oceano.
Un albero alto quanto un Boeing e una chiglia che fa da terzo appoggio
Le dimensioni sono quelle di un palazzo di dodici piani: l'albero raggiunge i 35,5 metri, praticamente l'apertura alare di un Boeing 777, e con il foil centrale l'altezza complessiva sfiora i 44 metri. Il peso si aggira intorno alle 40 tonnellate, un dato che la dice lunga sulla differenza rispetto agli AC75 di Coppa America, dove la leggerezza è la regola assoluta.
La vera innovazione firmata dall'architetto navale Guillaume Verdier insieme al Tech Team Ferrari e al Design Studio di Flavio Manzoni è la chiglia basculante con foil integrato: un'appendice appesantita in piombo, con un'escursione di 70 gradi (35 per lato), che genera spinta verso l'alto e crea un terzo punto d'appoggio per la stabilità, soprattutto quando c'è onda. Una soluzione che, secondo il project leader Enrico Voltolini, non era mai stata tentata prima su un monoscafo oceanico.
Flight Control e materiali: dal carbonio al titanio, l'eredità delle supercar
A bordo, il sistema Flight Control funziona come una centrale operativa elettronica derivata dal mondo delle sportive di Maranello: una rete di sensori misura vento, onde, velocità e inclinazione, un computer di bordo calcola le correzioni e gli attuatori regolano l'inclinazione di foil e appendici in tempo reale. La struttura è in fibra di carbonio, con inserti in titanio nelle zone più sollecitate, e il progetto ha già prodotto oltre venti brevetti.
L'energia arriva da circa 100 metri quadrati di pannelli solari calpestabili integrati in coperta, affiancati da turbine eoliche e dal sistema Winch by Wire che converte lo sforzo fisico dell'equipaggio in elettricità. La regolazione delle vele, per regolamento, resta affidata esclusivamente alla forza umana: l'equipaggio previsto è di una decina di persone, tra specialisti di Coppa America, SailGP e navigatori oceanici.
Dalle prove di volo al giro del mondo: i numeri di un progetto senza precedenti
Le vele, firmate North Sails e realizzate in 3Di, coprono una superficie complessiva di 462 metri quadrati, con una randa a doppia pelle terzarolabile che rappresenta un unicum nel panorama della vela oceanica. I foil arm sono prodotti da Re Fraschini, i sistemi di movimentazione da Cariboni, i winch elettrici da Harken. La velocità massima stimata è di 50 nodi, ma l'obiettivo dichiarato non è il picco: conta di più tenere medie elevate per giorni e giorni, come richiede la navigazione d'altura.
Il trasferimento a Livorno è previsto a dicembre, il varo in primavera, tra marzo e aprile 2027, con l'ambizione di affrontare il Trofeo Jules Verne, il giro del mondo senza scalo e senza assistenza. Voltolini, che ha un passato in Coppa America con Luna Rossa, ha definito l'impresa «una sfida enorme per tutta la vela, non solo per me e per Ferrari».
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