Alessandro Nesta compie 50 anni, il ricordo del Milan e gli scontri con Allegri per Pirlo: “Era geniale, doveva essere il perno”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Compie oggi cinquant’anni, Alessandro Nesta, e quel traguardo – come confessa dalle pagine del Corriere della Sera – lo “prende male”, quasi un peso più che una festa, in attesa che la giornata passi in fretta mentre sua moglie Gabriela è impegnata a organizzare il diciottesimo compleanno del figlio Tommaso. L’ex difensore, bandiera della Lazio prima di consacrarsi al Milan come uno dei centrali più forti della storia del calcio italiano e mondiale, ripercorre dal suo buen retiro di Miami i momenti che hanno segnato una carriera leggendaria. E lo fa con il tono schietto di chi non ama i giri di parole, riaprendo vecchie pagine di spogliatoio e svelando retroscena inediti sul rapporto con i compagni e con i tecnici che lo hanno allenato, in particolare Massimiliano Allegri.

L’addio alla Lazio e l’impatto con il Milan: “Stavo male, poi Galliani mi disse: sorridi”

Il primo settembre del 2002, la data che segna lo spartiacque nella carriera di Nesta. La Lazio, costretta dalle difficoltà economiche a cedere i suoi pezzi pregiati, lo vende al Milan. Un’operazione che lui stesso definisce dolorosa, raccontando quella mattina a Formello: da tre anni sapeva di dover essere sacrificato per le casse societarie, ma quella volta, dopo l’allenamento, arrivò l’avviso definitivo per lui e per Hernan Crespo. “Stavo male veramente”, ammette, riportando il senso di smarrimento di chi lascia Roma, la sua città, per approdare a Milano. A cambiargli l’umore, però, fu una telefonata inaspettata: ospite con Adriano Galliani in televisione a *Pressing*, durante la prima pausa pubblicitaria il dirigente lo riprese bonariamente: “Sorridi, perché i giocatori al Milan sono solo felici”.

Fu quello il momento in cui capì di essere approdato non solo nella squadra più forte del momento, ma in un club che rappresentava il top in termini di organizzazione e visione. Un’impressione confermata dall’esempio quotidiano di Paolo Maldini: “Quando sono arrivato a Milano e ho visto che, pur non essendo più un ragazzino, andava sempre a 300 all’ora, ho capito perché il Milan vinceva sempre e noi alla Lazio ci aggrappavamo a un sacco di scuse per giustificare gli insuccessi”. Quella mentalità vincente lo portò subito al vertice, con la finale di Champions League del 2003 contro la Juventus a Manchester: “Non l’ho vissuta bene, preferivo giocare contro qualsiasi altra squadra, non contro un’italiana. Se perdi col Real Madrid è un conto, ma se perdi con la Juve resta scritto lì per sempre”. Un’ansia tremenda, condivisa con Andrea Pirlo, che non gli impedì di farsi trovare pronto dal dischetto, trasformando il rigore che contribuì al trionfo rossonero.

Il talento di Pirlo e le discussioni con Allegri: “Inconcepibile non fosse il perno”

Nell’intervista, l’ex numero 13 rossonero spende parole di stima profondissima per Andrea Pirlo, definendolo senza esitazioni il compagno di squadra più talentuoso che abbia mai avuto. “Sapevo che era bravo, ma solo quando ho potuto lavorare con lui mi sono accorto che era geniale”, sottolinea, evidenziando come la sua visione di gioco fosse di un livello superiore. Un’ammirazione che, durante gli anni al Milan, si trasformò in un motivo di confronto acceso con l’allenatore Massimiliano Allegri.

Quando il tecnico livornese arrivò sulla panchina rossonera, Nesta ricorda di aver avuto più di una discussione per via del ruolo assegnato al “maestro” di Brescia. “Per me era inconcepibile che non fosse il perno della squadra”, dichiara con franchezza, rivelando la difficoltà iniziale di Allegri nell’approcciare uno spogliatoio pieno di campioni che avevano già vinto tutto ed erano alla fine di un ciclo. Un rapporto complesso, quello tra l’allenatore e la vecchia guardia, che Nesta descrive senza filtri, ma con la consapevolezza dell’evoluzione successiva del tecnico, oggi – a suo dire – molto più deciso e forte delle esperienze accumulate.

Il confronto con Seedorf e la “ferocia” di Gattuso

Se con Pirlo c’era intesa totale, non mancarono momenti di alta tensione in spogliatoio, in particolare con Clarence Seedorf. “Abbiamo avuto tanti scontri, ma le nostre liti erano sempre per il bene del Milan”, chiarisce Nesta, ridimensionando la natura dei dissidi e ribadendo la solidità del legame con l’olandese, tanto che una volta – quando Seedorf doveva trasferirsi a Los Angeles – gli affidò il figlio per tre giorni a Miami. A completare il quadro di una squadra leggendaria, il pensiero va all’amico Rino Gattuso, oggi in azzurro come commissario tecnico della Nazionale. Nesta sottolinea con una battuta la natura dell’ex centrocampista: “La ferocia di Rino non va mai in pausa: anche in vacanza invece di rilassarsi in spiaggia va a correre come un matto”. Tanto che lo aspetta a Bergamo per sostenerlo in questa nuova avventura, convinto che il suo entusiasmo possa contagiare i giocatori.

Il retroscena Roma e il “no” di papà Nesta

Nell’ampia chiacchierata con il Corriere della Sera, non manca il consueto tuffo nel passato romano, dove il destino di Nesta poteva prendere una piega diversa. “Potevo giocare nella Roma”, rivela, spiegando le origini della vicenda. Suo fratello maggiore, a causa di problemi di postura, doveva fare sport e così il padre Giuseppe li portò entrambi a un provino in una squadra di Cinecittà. Lì, uno scout dei giallorossi lo selezionò, ma l’opposizione paterna fu categorica: il padre, cuore biancoceleste, disse semplicemente di no, indirizzando così il futuro del figlio verso la Lazio. Un particolare che getta luce sulle radici romane del campione, che in quella stessa intervista scherza anche sulla possibilità di un futuro in panchina con i colori biancocelesti (“Ma è matta? La mia qualità della vita precipiterebbe”), preferendo godersi la libertà di passeggiare per il centro storico di Roma senza la pressione del ruolo.

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