Corea del nord, nuova raffica di lanci: test missilistici anche oggi 8 aprile
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Redazione Esteri
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Non accennano a diminuire, le provocazioni balistiche di Pyongyang, che hanno scandito anche la giornata dell’8 aprile con una nuova, ripetuta sfida nei confronti della regione. I militari sudcoreani, attraverso un comunicato diffuso nelle prime ore della mattina, hanno segnalato il lancio di diversi proiettili – verosimilmente missili balistici a corto raggio – dalla zona costiera di Wonsan, situata sulla costa orientale della Corea del Nord. Questi ordigni, secondo le prime ricostruzioni tecniche fornite dallo Stato maggiore congiunto di Seul, avrebbero coperto una distanza di circa 240 chilometri prima di inabissarsi nelle acque del Mar del Giappone, definito anche Mar Orientale.
Un calendario di fuoco: il quarto episodio del 2026
Si tratta, come hanno prontamente certificato gli analisti e i centri di monitoraggio, del quarto lancio confermato di missili balistici da parte del regime di Kim Jong-un dall’inizio di quest’anno. Un’intensità operativa, quella mostrata dalla macchina bellica nordcoreana, che non trova soste neppure nel breve termine: nelle ventiquattr’ore precedenti, le stesse fonti di Seul avevano già rilevato un analogo test, configurando così un’escalation a distanza ravvicinata. La scelta di Wonsan come piattaforma di lancio – una località già tristemente nota per ospitare esercitazioni missilistiche – non è certo casuale, dato che consente ai tecnici di Pyongyang di testare traiettorie dirette verso il mare senza sorvolare territori contesi.
La dinamica dell’allarme e il silenzio sui dettagli
L’allarme è scattato intorno alle ore 8.50 (orario locale), quando i radar dell’esercito sudcoreano hanno tracciato la scia di “uno o più razzi”, per usare la dizione ufficiale contenuta nel rapporto preliminare. Una certa ambiguità lessicale – che parla di “missili” al plurale senza specificarne il numero esatto – lascia intendere come la salva possa essere stata composta da più vettori lanciati in rapida successione. Lo stesso Stato maggiore congiunto, nel dare notizia dell’accaduto, si è limitato a confermare il rilevamento del lancio senza fornire ulteriori parametri tecnici, né la tipologia precisa del missile impiegato (sebbene l’ipotesi prevalente resti quella di un sistema a corto raggio). Nessuna dichiarazione, al momento, è giunta invece da Tokyo o da Washington, anche se la tensione nell’area resta monitorata costantemente via satellite.
Pressione geopolitica e il ruolo di Russia e Cina
L’obiettivo dichiarato, dietro questa pioggia di test balistici, è quello di esercitare una pressione asfissiante sui “satelliti” degli Stati Uniti nella regione – con la Corea del Sud in prima linea – senza però dimenticare il fondamentale sostegno politico ed economico che il regime riceve da Mosca e Pechino. Sono proprio questi due attori, di concerto, a garantire la sopravvivenza di un apparato che altrimenti collasserebbe sotto il peso delle sanzioni internazionali. L’ennesimo lancio di oggi, quindi, non va letto come un gesto isolato o irrazionale, bensì come un tassello di una strategia più ampia: quella di un leader che sfrutta ogni finestra di debolezza altrui per ritagliarsi spazi di manovra, ben sapendo di poter contare su due scudi permanenti alle spalle. E mentre Seul condanna l’atto e chiede riunioni d’emergenza, il Mar del Giappone diventa, ancora una volta, il poligono di tiro di una crisi che non accenna a chiudersi.




