Google prepara l’assalto al Mac: Gemini diventa un agente in carne e ossa digitale
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Non si tratta più, ormai, di una semplice interfaccia di conversazione. La guerra per il controllo dei sistemi operativi si combatte a colpi di intelligenza artificiale “agentica”, ovvero software in grado di agire autonomamente sull’hardware, sostituendosi di fatto al click del mouse. Google, sulla scia di quanto già intravisto con Claude Cowork di Anthropic, sta ultimando una profonda trasformazione per la sua applicazione Gemini su macOS: da assistente passivo a operatore attivo, capace di riordinare cartelle, rinominare centinaia di file in batch o addirittura costruire fogli di calcolo partendo da semplici ricevute disordinate sparse sul computer. Un’analisi approfondita dell’applicazione, condotta dai tecnici specializzati di 9to5Google, ha rivelato l’esistenza di quattro esempi concreti di utilizzo custoditi nel codice, suggerendo che la funzionalità sia pronta per essere annunciata durante la prossima Google I/O 2026.
Un controllo visivo e fisico: come Gemini vedrà e agirà sullo schermo
Fino ad oggi, la presenza del colosso di Mountain View sui computer di casa Cupertino era relegata a una funzionalità piuttosto limitata, se confrontata con le ambizioni dichiarate. L’app nativa, lanciata ufficialmente ad aprile di quest’anno, offriva principalmente una scorciatoia da tastiera – la combo “Opzione + Barra spaziatrice” – che permetteva di condividere la finestra attiva con il chatbot per fornirgli un contesto visivo. Questa meccanica, seppur utile per riassumere un articolo o analizzare un’immagine, non scalfiva minimamente la superficie delle potenzialità. Con il nuovo aggiornamento, Gemini avrà invece accesso alle autorizzazioni di accessibilità e registrazione dello schermo di macOS; gli permetterai, insomma, di guardare il tuo desktop, di leggere le stringhe di testo nelle immagini che non sono selezionabili e di muovere il cursore per compiere azioni che richiederebbero ore se fatte manualmente. È un salto evolutivo che trasforma l’AI in una sorta di “mano invisibile” che agisce dietro le quinte, sfruttando la potenza dei chip Apple Silicon (e richiedendo quindi macOS 15 Sequoia o versioni successive).
La fine dell’oasi senza pubblicità? Arrivano le sponsorizzazioni su Gemini
In parallelo a queste evoluzioni tecniche, che riguardano il cuore pulsante del software, emerge un’altra novità destinata a cambiare il rapporto degli utenti con l’applicazione. Durante il riepilogo relativo agli utili del primo trimestre del 2026, il Chief Business Officer di Google, Philipp Schindler, ha di fatto confermato un’apertura dell’orizzonte aziendale verso l’inserimento di annunci pubblicitari all’interno dell’app standalone di Gemini. Questa dichiarazione mette fine, almeno nelle intenzioni della dirigenza, alla natura “pura” dell’assistente, che aveva rappresentato fino a oggi un’oasi libera da banner o sponsorizzazioni. Un cambiamento che, se da un lato potrebbe finanziare l’infrastruttura necessaria a sostenere le costose richieste di calcolo dell’AI agentica (operazioni che consumano una mole significativa di token), dall’altro introduce un elemento di distrazione in un ambiente di lavoro che molti utilizzatori speravano restasse incontaminato.
Google AI Ultra Lite: il nuovo piano tariffario per colmare il divario
A complicare, o forse a integrare, il quadro delle novità ci pensa la sfera economica. Attualmente il listino prezzi di Google One per i servizi Gemini presenta una polarizzazione quasi brutale, con un vuoto enorme tra i pelli consumer (AI Plus da 7,99 euro e AI Pro da 21,99 euro) e il vertiginoso professionale AI Ultra, il cui costo mensile raggiunge i 274,99 euro. Una forbice tale da rendere l’accesso alle funzionalità più avanzate – quelle che permetteranno proprio a questo agente di operare in autonomia – un investimento sproporzionato per il singolo utente o per i piccoli creator. Per tamponare questa falla, Google avrebbe in serbo un nuovo abbonamento, attualmente in fase di sviluppo con il nome in codice “Neon”, che sarà commercializzato come “Google AI Ultra Lite”. Questa soluzione intermedia mira a monitorare il consumo di token – l’unità di misura del lavoro dell’AI – offrendo anche una dashboard dedicata per ottimizzare le richieste, permettendo cosi di sfruttare le capacità agentiche senza dover necessariamente sottoscrivere il piano aziendale più costoso.




