Ceuta, l’assedio dei migranti e le accuse a Rabat: "Così il Marocco fa pressione sulla Spagna"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi migratoria che ha investito l’enclave spagnola di Ceuta, con un'ondata senza precedenti di ingressi via terra e via mare, ha riaperto le crepe nei rapporti tra Madrid e Rabat. Mentre le autorità spagnole completano il controesodo dei migranti rimpatriati e il governo di Pedro Sanchez convoca un vertice d'urgenza con l'Unione Europea, la tensione diplomatica resta altissima.

Le immagini di decine di giovani stipati nel cassone di un camion, fermato a circa 51 chilometri dal confine, hanno alimentato per ore l'ipotesi di un coinvolgimento diretto delle forze di polizia marocchine nell'organizzazione dell'esodo, una teoria che la geolocalizzazione dei filmati ha contribuito a ridimensionare, anche se non del tutto a smentire sul piano politico.

Il modus operandi della pressione migratoria

La dinamica degli eventi, per chi segue le cronache dello Stretto, appare tutt'altro che casuale. L'assedio alle recinzioni di Ceuta, che ha richiamato alla memoria la crisi del maggio 2021, è stato interpretato dagli analisti come una leva di pressione esercitata da Rabat per piegare le resistenze diplomatiche di Madrid.

Al centro della contesa, naturalmente, resta il contenzioso sul Sahara Occidentale, un dossier spinoso su cui la Spagna ha recentemente tentato di muoversi con cautela, prospettando soluzioni che però il Marocco ha letto come un'avvicinazione pericolosa alle posizioni algerine e al fronte del Polisario.

Il fatto che i flussi si siano intensificati proprio nel momento in cui Sanchez manifestava aperture verso i saharawi non è un dettaglio trascurabile, e nelle stanze del potere madrileno si sussurra che l'operazione sia stata orchestrata per rimettere in discussione la sovranità spagnola su Ceuta e Melilla.

Il mistero del camion e la geolocalizzazione

La circolazione sui social network di un video che mostrava un camion stracolmo di giovani migranti, fermato su una strada asfaltata, aveva inizialmente rafforzato l'idea di un convoglio organizzato dalla polizia marocchina per facilitare l'assalto alla frontiera.

Tuttavia, un'attenta verifica attraverso la geolocalizzazione delle immagini ha rivelato che il mezzo si trovava a circa 51 chilometri dal valico di frontiera, una distanza che smentisce la teoria del trasporto mirato a ridosso del confine, ma che non esclude, secondo gli inquirenti spagnoli, il coinvolgimento di reti di trafficanti che operano con la complicità di funzionari locali.

Il ministero dell'Interno spagnolo, dal canto suo, ha voluto sottolineare la "esemplare cooperazione" tra le forze dell'ordine dei due Paesi, attribuendo l'emergenza esclusivamente alle mire delle organizzazioni criminali che lucrano sulla disperazione, evitando così di gettare pubblicamente fango sulle autorità di Rabat, ma senza nascondere le difficoltà nel gestire quella che è stata definita una "emergenza nazionale".

La sovranità contesa di Ceuta e Melilla

La vicenda di Ceuta, assieme a quella gemella di Melilla, riporta alla ribalta una questione giuridica e storica che il Marocco non ha mai archiviato. Questi due lembi di terra nordafricana, che rappresentano le ultime propaggini del colonialismo spagnolo nel continente, sono da sempre oggetto di una rivendicazione che Rabat rinnova periodicamente, specialmente quando i venti politici cambiano direzione.

La posizione spagnola, ribadita anche nei momenti più bui della crisi, è che si tratti di città autonome a tutti gli effetti, parte integrante del territorio dell'Unione Europea, e che qualsiasi discussione sulla loro cessione sia inaccettabile.

Ma il fatto che le autorità marocchine abbiano mostrato, in passato, di poter alzare il livello di tensione attraverso la sponda migratoria rende questo scenario una costante spada di Damocle per la politica estera di Madrid, costretta a navigare tra la difesa dell'integrità territoriale e la necessità di mantenere aperti i canali diplomatici con il vicino meridionale.

La reazione di Sanchez e il vertice Ue

La risposta del presidente del governo spagnolo, Pedro Sanchez, non si è fatta attendere, ma è stata indirizzata più verso l'Europa che verso il Marocco. In una conferenza stampa convocata d'urgenza, Sanchez ha definito "egoistica" la reazione di alcuni Paesi membri dell'Unione Europea, che avrebbero mostrato scarso spirito di solidarietà di fronte all'emergenza che sta vivendo Ceuta.

Il vertice d'urgenza chiesto dalla Spagna a Bruxelles mira a ottenere un sostegno concreto, non solo in termini di risorse per il rimpatrio, ma anche per esercitare una pressione diplomatica collettiva su Rabat, affinché venga ripristinata la normalità alle frontiere.

Tuttavia, la partita è complicata: se da un lato l'Europa mostra preoccupazione per l'instabilità alle sue porte meridionali, dall'altro i singoli Stati nazionali, come l'Italia e la Francia, temono che un'apertura troppo morbida sulla questione del Sahara Occidentale possa innescare effetti domino sulle loro rispettive relazioni con i Paesi del Maghreb.

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