Rottamazione quinquies, il via libera della manovra per i debiti con l'erario

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera definitivo alla cosiddetta "rottamazione quinquies", una misura di definizione agevolata che interessa i carichi affidati alla riscossione coercitiva in un arco temporale molto ampio, compreso tra il primo gennaio del 2000 e il trentuno dicembre del 2023. Prevista dall'articolo 23 della legge di Bilancio, questa operazione, la quinta del suo genere, consente a cittadini e imprese di estinguere i propri debiti fiscali e previdenziali pagando esclusivamente l'importo capitale, oltre alle spese già sostenute per le procedure esecutive e di notifica; ne restano invece esclusi, in una condizione di condono sostanziale, gli importi relativi a sanzioni, interessi di mora e aggio. L'iniziativa, che si inserisce in una lunga tradizione di interventi analoghi, viene riproposta nonostante le precedenti dichiarazioni di alcuni esponenti di governo, i quali avevano lasciato intendere una possibile sterzata verso criteri di accesso più restrittivi.

I criteri di accesso e le esclusioni

La platea dei potenziali beneficiari, come sottolineano associazioni di categoria, include coloro i quali, pur avendo regolarmente presentato la dichiarazione dei redditi, hanno successivamente omesso il versamento delle imposte dovute. A costoro si aggiungono, in un'importante novità, anche tutti quei contribuenti che, pur avendo aderito a una delle precedenti edizioni della rottamazione, hanno poi interrotto il piano di rateizzazione senza portarlo a compimento. Vengono invece esclusi dal beneficio, in maniera netta, i debiti nati da un accertamento sostanziale da parte dell'Agenzia delle Entrate, ovvero quelli derivanti da controlli che hanno portato alla luce imposte non dichiarate o da dichiarazioni che non sono mai state presentate; si tratta, peraltro, di una quota minoritaria se confrontata con il totale di 173 milioni di cartelle che attualmente gravano sul sistema della riscossione.

Il costo del tempo e gli oneri finanziari

Sebbene l'obiettivo dichiarato della misura sia quello di offrire un respiro a chi è in difficoltà con il fisco, l'effetto di sollievo immediato viene parzialmente ridimensionato dalla struttura finanziaria dell'operazione. Il tasso di interesse applicato per la rateizzazione, infatti, è stato fissato al 4% annuo, una percentuale che risulta essere il doppio di quella prevista nell'edizione precedente della rottamazione. Questo onere, se calcolato in un orizzonte temporale massimo di nove anni – la durata concessa per il pagamento – rischia di far lievitare il debito complessivo da rimborsare fino a un incremento del 35% rispetto all'importo originario, un dato che trasforma significativamente l'impatto economico finale per l'aderente.

Un contesto di continuità nelle politiche fiscali

L'inserimento di questa nuova definizione agevolata all'interno della manovra economica segna una scelta di continuità da parte dell'esecutivo, nonostante i proclami che in passato avevano messo in discussione l'equità di strumenti reiterati nel tempo. Il ministro dell'Economia aveva pubblicamente espresso l'intenzione di operare una distinzione tra soggetti "meritevoli" e "immeritevoli" di aiuto, affermando che non fosse più concepibile "immaginare una rottamazione all'infinito a beneficio di tutti". Tali affermazioni, che lasciavano presagire un cambio di rotta, non si sono tuttavia concretizzate in una limitazione effettiva della platea dei beneficiari, confermando invece un approccio che mira a sfoltire l'enorme mole di crediti ancora in gestione al braccio operativo della riscossione.

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