25 novembre, giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne
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Redazione Interno
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Ogni anno, il 25 novembre, si celebra la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, istituita dall’ONU nel 1999 in ricordo delle sorelle dominicane Patria, Maria Teresa e Minerva Mirabal, soprannominate “mariposas” (farfalle), che si opposero alla dittatura del generale Rafael Trujillo e per questo furono sequestrate, torturate e uccise dai suoi sicari il 25 novembre 1960. Simboli potenti ed evocativi di questa giornata sono le scarpe e le panchine di colore rosso, che ricordano il sacrificio e il vuoto lasciato nella società dalle vittime di femminicidio e invitano a riflettere sulla necessità di ascoltare e sostenere ogni donna che subisca una violenza.
Il Governo italiano, attraverso il Libro bianco presentato venerdì scorso e redatto dal comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla violenza contro le donne, ha posto le basi per le prime linee guida univoche sulla formazione di tutti gli attori coinvolti, dalle forze dell’ordine agli operatori sanitari, dai magistrati agli avvocati, dagli insegnanti ai giornalisti. Entro fine anno, è previsto l’aggiornamento del Piano strategico nazionale antiviolenza, l’ultimo dei quali risale al periodo 2021-2023, al quale stanno lavorando i tavoli convocati da fine ottobre al dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio, guidato da Laura Menicucci.
In occasione di questa giornata, a Montesacro, gli studenti e le studentesse dei licei sono scesi in strada per dire "Stop agli abusi e ai femminicidi". La violenza contro le donne, spesso motivata dall'incapacità di accettare la fine di una relazione, dal senso di possesso e dalla gelosia, rappresenta un'emergenza nazionale. I numeri parlano chiaro: oltre 90 i femminicidi nel 2024, una strage che sembra non fermarsi. Ciò che colpisce negli ultimi mesi è il fattore anagrafico: sebbene le giovani siano tra le vittime, sono in aumento gli omicidi tra le età più avanzate.
Secondo Patrizia Romito, docente di Psicologia sociale all’Università di Trieste, dove tiene corsi monografici sulla violenza di genere, in Italia ci sono stati cambiamenti per una maggiore consapevolezza. Tuttavia, l’assenza di dati affidabili e l’incapacità di leggerli impediscono di rilevare gli impatti favorevoli.




