Terrorismo, convalidato il fermo per il 21enne di Vimercate: “Consapevole del pericolo”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La gip di Milano, Rossana Mongiardo, ha convalidato il fermo di Zakaria Ben Haddi, il 21enne nato e residente a Vimercare, in Brianza, arrestandolo l’altro ieri con l’accusa di terrorismo internazionale.

Il provvedimento, che accoglie la richiesta del pm Alessandro Gobbis e del procuratore Marcello Viola, è stato depositato in mattinata e ha disposto per il giovane la misura della custodia cautelare in carcere, sottolineandone il pericolo concreto di fuga (considerato che era già in possesso di un biglietto aereo per il Marocco, con partenza prevista per il 9 giugno) e l’elevata probabilità di reiterazione del reato.

La spirale di radicalizzazione e la “disponibilità al martirio”

Secondo quanto emerso dall’inchiesta della Digos - sezione antiterrorismo, il ragazzo aveva intrapreso una “pericolosa accelerazione della propria spirale di radicalizzazione ideologico-religiosa”. Sui suoi profili social, accessibili a tutti, postava e ripostava video di propaganda jihadista: un’attività costante che gli inquirenti hanno descritto come un palesare la propria “disponibilità al martirio”.

Tra i contenuti, si contano video originali e numerosi repost inneggianti allo Stato Islamico e al suo primo “califfo”, Al-Baghdadi, con un chiaro intento apologetico verso gli attentati compiuti “in danno dei cristiani e contro l’Occidente”. A far scattare l’allarme, è stata soprattutto una frase pubblicata poco prima del fermo, interpretata come possibile annuncio di un’azione violenta imminente, un riferimento esplicito alla volontà di emulare gesti di violenza, incluso quello avvenuto a Modena lo scorso 15 maggio.

Le scuse “strumentali” e la difesa: “Solo divulgazione”

Sentito in interrogatorio, Ben Haddi ha tentato di sminuire la portata della sua condotta, sostenendo che i post avessero finalità “meramente divulgative” e che il biglietto per il Marocco fosse destinato a sostenere un esame. Tuttavia, la giudice Mongiardo ha ritenuto queste giustificazioni non credibili, rilevando anzi una certa consapevolezza della pericolosità delle proprie azioni, sebbene il giovane si fosse scusato; un atteggiamento, questo, descritto dal tribunale come una mossa strumentale “di mitigazione della propria responsabilità”.

Nei suoi messaggi, il 21enne aveva inoltre manifestato l’intenzione di rendere “l’Italia un po’ migliore”, un’affermazione che ha contribuito a delineare un quadro di grave allarme sociale, suggellato dall’accusa di “pericolosità sociale”.

Il riferimento a Modena e le indagini collegate

Nonostante il fermo sia scattato per terrorismo internazionale, Ben Haddi ha dichiarato di sapere che l’episodio di Modena (dove un uomo alla guida di un’auto ha investito dei passanti) non era formalmente classificabile come attentato, ammettendo comunque di averne diffuso le immagini, quasi a voler cavalcare l’onda emotiva di quell’evento per incitare all’emulazione.

Le indagini che hanno portato al suo fermo si inseriscono in un più ampio contesto di monitoraggio dell’estremismo online, lo stesso che ad aprile aveva già portato a misure restrittive per un altro giovane, italo-albanese, legato a una rete di propaganda neonazista, a dimostrazione della trasversalità e della natura multiforme della minaccia radicale in rete.

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