West Nile, primo caso in Emilia-Romagna e nel Lazio: i dettagli sui pazienti

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La stagione estiva porta con sé non solo il caldo, ma anche la conferma della circolazione del virus West Nile sul territorio italiano. Nello spazio di un fine settimana sono stati registrati i primi casi autoctoni in due regioni, a riprova di un fenomeno ormai endemico che richiede un'attenzione costante da parte delle autorità sanitarie. Se da un lato l'Emilia-Romagna segna il primo caso del 2026, dall'altro anche il Lazio fa i conti con il ritorno del virus, con due storie cliniche molto diverse tra loro ma ugualmente significative per comprendere l'impatto di questa arbovirosi.

È modenese il primo caso di virus West Nile dell'Emilia-Romagna, registrato sabato 11 luglio: una settimana dopo rispetto allo scorso anno, ma in linea con lo sviluppo di questa infezione ormai diffusa in tutta Italia e trasmessa dalla zanzara comune. Il paziente, un uomo di 80 anni, è attualmente ricoverato in condizioni stabili presso il reparto di Medicina interna del Policlinico di Modena; l'uomo vive e frequenta abitualmente i comuni di Modena e Nonantola.

L'Azienda Usl ha già avviato l'indagine epidemiologica come previsto dal piano di sorveglianza regionale, e va ricordato che i primi casi in Italia erano stati rilevati già dallo scorso mese di giugno, in Veneto e anche nel centro Italia.

Il caso nel Lazio e le misure di prevenzione

Sul fronte laziale, invece, il primo caso ha riguardato un uomo di 29 anni, residente in provincia di Latina, risultato positivo al virus del West Nile in un caso autoctono, non avendo il paziente effettuato viaggi all'estero. Il giovane, ricoverato presso l'ospedale Santa Maria Goretti di Latina, ha già ricevuto la dimissione in buone condizioni lo scorso sabato 11 luglio.

L'Asl di Latina, a seguito della conferma, ha attuato le misure previste dal Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi, predisponendo una disinfestazione nel raggio di 200 metri dall'abitazione del paziente e avviando accertamenti sugli spostamenti effettuati nei 21 giorni precedenti al contagio, che corrispondono al periodo di incubazione della malattia, per valutare l'eventuale necessità di ulteriori interventi.

L'attenzione degli esperti è alta, ma non si parla di emergenza, vista l'esperienza maturata nelle stagioni precedenti e la presenza di un Piano nazionale strutturato per il controllo di queste malattie trasmesse da vettori. Un aspetto fondamentale riguarda le modalità di trasmissione: il virus West Nile viene trasmesso all'uomo principalmente attraverso la puntura di zanzare infette, in particolare del genere Culex, attive soprattutto al crepuscolo e durante la notte, e non è possibile il contagio da persona a persona tramite contatti, baci o respirazione.

Il meccanismo di trasmissione e l'endemia in Italia

Il virus West Nile è ormai stabilmente presente in Italia, in particolare nelle regioni del bacino padano, e il suo ciclo di moltiplicazione si sviluppa principalmente tra alcune specie di uccelli selvatici, che fungono da serbatoio, e le zanzare comuni.

L'uomo e i cavalli vengono occasionalmente infettati tramite punture di zanzare, ma non sono in grado di trasmettere ulteriormente l'infezione, né ad altre zanzare né ad altre persone; per questo motivo, a differenza di quanto avviene per i casi di Dengue trasmessi dalla zanzara tigre, nel caso del West Nile non sono previste disinfestazioni nell'area di residenza del paziente, proprio perché l'uomo rappresenta un ospite "accidentale" del ciclo e non contribuisce alla diffusione del virus.

I sintomi e l'importanza della prevenzione

La maggior parte delle persone che entrano in contatto con il virus non sviluppa alcun sintomo; in alcuni casi, invece, si può manifestare la cosiddetta West Nile Disease, con sintomi che ricordano una sindrome influenzale e che durano pochi giorni. Raramente, soprattutto in persone anziane o con condizioni di salute debilitate, si possono verificare forme neurologiche gravi, come meningite o encefalite, che richiedono il ricovero ospedaliero e che possono avere esiti permanenti.

Di fronte alla conferma della circolazione virale, le autorità sanitarie ricordano l'importanza delle misure di prevenzione individuale, come l'uso di repellenti, l'installazione di zanzariere e l'eliminazione dei ristagni d'acqua, che rappresentano i luoghi di proliferazione delle zanzare.

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