Addio a Bruno Campanella, il maestro del belcanto che ha conquistato il mondo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il mondo della lirica e della musica internazionale piange la scomparsa di Bruno Campanella, il direttore d'orchestra italiano che ha dedicato la vita alla riscoperta e alla valorizzazione del repertorio belcantistico. Il celebre maestro, nato a Bari il 6 gennaio 1943, si è spento all'età di 83 anni il 4 agosto 2026, dopo aver combattuto contro una lunga malattia che ne ha minato la salute negli ultimi tempi.
La notizia del decesso è stata diffusa dall'agenzia Adnkronos, che ha raccolto la dolorosa comunicazione dai familiari, gettando nello sconforto non solo gli appassionati del genere, ma anche tutti quei cantanti e musicisti che hanno avuto la fortuna di lavorare al suo fianco.
Una carriera forgiata sui grandi maestri
La formazione musicale di Campanella è stata di altissimo livello e ha gettato le fondamenta per una carriera straordinaria. Dopo aver conseguito il diploma presso il liceo classico "Orazio Flacco" di Bari, il giovane Bruno si trasferì a Firenze per coltivare la sua passione per la musica, iscrivendosi al Conservatorio "Luigi Cherubini" dove ottenne i diplomi in composizione e direzione d'orchestra.
La sua sete di conoscenza, però, non si fermò ai confini nazionali: ebbe l'opportunità di perfezionarsi con alcuni dei più illustri maestri del Novecento, tra cui Nino Rota e Luigi Dallapiccola per la composizione, e Hans Swarowsky e Thomas Schippers per la direzione d'orchestra. Un percorso di studi che lo portò a conseguire anche una laurea in filosofia, con una tesi dedicata alle religioni buddhiste, a testimonianza di una curiosità intellettuale che andava ben oltre la musica.
L'affermazione internazionale e il legame con Torino
Fu a partire dalla fine degli anni Settanta che Bruno Campanella iniziò a imporre la sua personalità sulla scena lirica internazionale, imponendosi rapidamente come uno dei più raffinati e autorevoli specialisti del repertorio belcantistico. Il suo nome divenne ben presto sinonimo di eleganza del gesto, rigore interpretativo e profonda conoscenza della tradizione operistica italiana, qualità che gli valsero la stima dei maggiori teatri del mondo.
In Italia, il suo legame più stretto fu senza dubbio quello con il Teatro Regio di Torino, dove ricoprì il prestigioso incarico di direttore stabile dal 1992 al 1995. Durante quel triennio, Campanella inaugurò ben tre stagioni liriche, lasciando un segno indelebile nella storia dell'istituzione piemontese, con la quale proseguì la collaborazione anche negli anni successivi in qualità di primo direttore ospite.
Un interprete versatile amato in tutto il mondo
Nonostante la sua fama fosse legata principalmente al repertorio di Rossini, Bellini e Donizetti, Campanella ha dimostrato nel corso della sua lunga carriera una versatilità che gli ha permesso di confrontarsi con successo anche con altri autori, da Verdi a Stravinskij fino a Britten.
Il suo podio è stato un punto di riferimento nei più prestigiosi palcoscenici mondiali, dal Teatro alla Scala di Milano al Metropolitan Opera di New York, dalla Royal Opera House di Londra all'Opéra National di Parigi, senza dimenticare il Lyric Opera di Chicago, la San Francisco Opera, la Staatsoper di Vienna e il Gran Teatre del Liceu di Barcellona.
La sua direzione è stata apprezzata da pubblico e critica in ogni angolo del globo, al punto che nel 2017 gli fu conferito in Cina l'Oscar della Lirica, un prestigioso riconoscimento alla carriera internazionale che si aggiungeva al titolo di Officier de l'Ordre des Arts et des Lettres, ricevuto nel 2002 dal Ministero della Cultura francese.
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