Darwin’s Paradox, la recensione: quando un polpo mette alla prova la tua pazienza (e la tua abilità)
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il genere del cinematic platformer, un sottogenere dell’azione che fa dell’equilibrio tra spettacolarità visiva e precisione dei comandi la sua ragion d’essere, vive spesso di una contraddizione interna: per abbracciare un pubblico più ampio, molti titoli finiscono per sacrificare la complessità meccanica in nome dell’accessibilità. Eppure, c’è chi sceglie di percorrere la strada opposta. *Darwin’s Paradox!*, ultima fatica di ZDT Studio pubblicata sotto l’egida di Konami, appartiene a questa seconda categoria. Quello che si apre davanti agli occhi del giocatore, inizialmente, è un universo dai toni vibranti e quasi rassicuranti, un’avventura che sembra voler cullare lo spettatore tra colori saturi e animazioni grottesche. Ma si tratta, in realtà, di un abbaglio studiato a tavolino, perché sotto quella patina amichevole si cela un action-platformer dal rigore ferreo, uno di quelli che non perdonano un tempismo sbagliato e richiedono una coordinazione occhio-mano fuori dal comune.
L’arte del mimetismo meccanico
Protagonista di questa strana epopea è l’*Octopus vulgaris*, il comune polpo, una creatura che in natura è già di per sé un paradosso vivente: dotato di tre cuori, otto tentacoli capaci di agire in autonomia parziale e un talento per il mimetismo che lo rende padrone del proprio ambiente. Il gioco, sviluppato da uno studio che fa il salto dall’animazione al videogioco, capitalizza proprio su queste caratteristiche biologiche per costruire un sistema di movimento complesso. Non ci si limita a saltare da una piattaforma all’altra; si deve imparare a gestire la presa, la pressione di ciascun arto, e la capacità di mimetizzarsi con lo sfondo – un elemento, quest’ultimo, che diventa centrale per superare le sezioni più ostiche. ZDT Studio, con il supporto di Konami, non ha quindi voluto costruire un semplice platform, ma una macchina da guerra meccanica che richiede al giocatore un approccio quasi scientifico: ogni livello è un problema da scomporre, dove la spettacolarità estetica (che pure non manca) è solo il premio per chi dimostra di aver compreso a fondo le regole del sistema.
Un’operazione nostalgia (consapevole) e il ritorno ai giochi “AA”
L’arrivo di *Darwin’s Paradox!* sul mercato porta con sé un’eco che va oltre il semplice gameplay. Dopo il rinnovato interesse per le produzioni di Capcom, sembra che Konami abbia deciso di seguire una strategia analoga per riconquistare la fiducia dei giocatori, quella stessa fiducia che si era un po’ offuscata negli ultimi anni. L’uscita di titoli come *Metal Gear Solid Delta*, *Silent Hill 2* e le varie raccolte dedicate a *Castlevania* e *Bomberman* testimoniava già questa volontà di rivolgere lo sguardo al passato con rispetto; con questo nuovo Titolo, però, l’operazione si fa più interessante, perché si tratta di una proprietà intellettuale inedita, nata dalla collaborazione con un team nuovo. In un’industria oggi soffocata da costi di produzione miliardari e da una contrazione generale degli acquisti, il vuoto lasciato dai cosiddetti giochi “AA” – quelle produzioni intermedie che un tempo costituivano l’ossatura portante del mercato – si fa sentire. È proprio in questo spazio, tra la megaproduzione da blockbuster e il progetto indie sperimentale, che si inserisce l’operazione di Konami: un titolo dal budget controllato ma dalla qualità produttiva elevata, che punta sulla giocabilità pura e su un’identità visiva riconoscibile.
Quando l’umorismo incontra la sfida
A impreziosire l’intera struttura, poi, c’è una vena narrativa che mescola cinico umorismo a situazioni pregne di adrenalina. L’avventura del polpo Darwin, infatti, non è mai banale nemmeno nei momenti di pausa: i dialoghi, asciutti e spesso ironici, servono a sdrammatizzare la difficoltà effettiva del gioco, quasi a prendere in giro il giocatore per la sua ennesima caduta nel vuoto. Qualche inciampo, va detto, lungo il percorso esiste: se da un lato l’estrema precisione richiesta dai controlli è un punto di forza per gli appassionati del genere, dall’altro potrebbe risultare un muro insormontabile per chi si avvicina al titolo attratto solo dalla sua estetica rassicurante. Tuttavia, questa scelta di campo – quella di non abbassare mai la difficoltà per assecondare un pubblico più vasto – è ciò che conferisce a *Darwin’s Paradox!* la sua personalità. Non c’è la volontà di essere un gioco per tutti, ma piuttosto quella di offrire un’esperienza autentica, di quelle che richiedono dedizione e che ripagano con la soddisfazione di aver padroneggiato un sistema complesso. La mano di Konami, in questo senso, si è rivelata abile nel sostenere la visione di ZDT Studio senza appiattirla su standard commerciali più accomodanti, confezionando un prodotto che, pur strizzando l’occhio a un certo immaginario retrò, si presenta con una sua precisa identità contemporanea.




