Diesel a 20 centesimi, l’errore di virgola che ha scatenato il caos in Alto Adige

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un miraggio, irrealizzabile almeno per ora, considerato il contesto di rincari che ormai caratterizza il settore dei carburanti: e invece, per alcune ore, il diesel è stato venduto a meno di venti centesimi al litro. È accaduto ad Avelengo, un piccolo comune di circa ottocento abitanti affacciato sulle colline che sovrastano Merano, in Alto Adige, dove un distributore self-service – quelli che tecnicamente vengono definiti “stazioni fantasma” – ha esposto un prezzo fuori mercato a causa di un banale errore elettronico verificatosi a distanza.

A finire nel mirino della cronaca non è tanto la cifra in sé, quanto la reazione, immediata e indiscriminata, di automobilisti accorsi da ogni dove per approfittare di uno sconto involontario che, in una provincia finita più volte sul podio dei listini più cari d’Italia, aveva del clamoroso.

L’errore da Milano e la “ghost station” senza gestore

La dinamica del disguido, a ben guardare, rivela i rischi nascosti della digitalizzazione spinta applicata alla distribuzione di carburante. L’impianto in questione, sprovvisto di personale in loco, aggiorna i prezzi esposti sui tabelloni elettronici esclusivamente in remoto: un’operazione di teleassistenza gestita direttamente dalla sede centrale dell’azienda fornitrice, situata a Milano. Ed è qui, nel silenzio di una scrivania lontana chilometri, che si è consumato l’incidente.

Un operatore, intento a modificare il listino, ha digitato 0,199 euro al litro invece di 1,999; la virgola, spostata di un paio di posizioni, ha trasformato un prezzo in linea con il mercato in una svendita da discount. L’anomalia, che perdurava indisturbata, è stata scoperta solo quando le code di auto – con annesse taniche di fortuna – hanno reso insostenibile la situazione, portando infine all’esaurimento delle scorte.

Code, taniche e il danno da diecimila euro

Il tam tam, come spesso accade nell’era dei social network, ha funzionato meglio di qualsiasi pubblicità; la voce di un “pieno a due euro” si è sparsa in un amen, scatenando scene di autentico caos confermate dalla stessa sindaca Anna Plank. Automobilisti in coda e cittadini armati di contenitori di fortuna hanno letteralmente preso d’assalto la pompa, determinando un danno economico per il gestore che si aggira intorno ai diecimila euro.

Tuttavia, nonostante l’ammanco e la presenza di telecamere di sorveglianza puntate sull’area di rifornimento, per i vertici delle associazioni di categoria non vi è alcuna possibilità di rivalsa nei confronti dei clienti. «Non hanno fatto nulla di illecito – ha spiegato Walter Soppera, presidente dei gestori altoatesini – il prezzo esposto era effettivamente quello più basso». Un’ammissione che lascia presagire come il buco finanziario verrà probabilmente coperto dalla stessa azienda milanese responsabile dell’inserimento errato, sollevando l’esercente da qualsiasi colpa.

Il contesto dei rincari e la società automatizzata

Che l’episodio abbia assunto i contorni di un caso nazionale, seppur limitato a poche ore e a una manciata di metri quadrati nell’Alto Adige, lo si deve anche al clima di tensione che circonda il costo della mobilità. Se da un lato il governo procede a rateizzazioni e tagli mirati delle accise per tamponare l’inflazione, la corsa a un errore di macchina dimostra quanto sia fragile l’equilibrio tra domanda e offerta in un periodo di profonda crisi del potere d’acquisto.

In definitiva, quella di Avelengo resta la fotografia di un paradosso: un banale refuso che ha regalato per qualche ora il lusso di un sogno proibito, provocando un delirio collettivo fatto di taniche e paraurti, mentre il titolare dell’impianto – o chi per lui – si prepara a mettere a budget una perdita secca da diecimila euro.

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