Inter sbanca il Cagliari, Thuram, Barella e Zielinski la allontanano ancora: 12 sul Napoli e conto alla rovescia per lo scudetto

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il momento della verità, nel calcio come nella vita, arriva sempre quando meno te lo aspetti, magari dopo un primo tempo giocato a ritmi compassati dove l’avversario – in questo caso un Cagliari ben messo in campo da Fabio Pisacane – riesce persino a illudersi di poter contenere la furia della capolista. A smentire questa illusione, nella notte milanese del Meazza, ci hanno pensato tre lampi nella ripresa: una zampata sotto porta di Thuram, un destro al volo di Barella (che, guarda caso, viene proprio dall’isola) e un siluro nel recupero di Zielinski. Il 3-0 finale non solo mette al sicuro i tre punti, ma gonfia il vantaggio in classifica a +12 sul Napoli, in attesa del turno degli azzurri. Per l’Inter di Chivu, insomma, il traguardo della seconda stella non è più un miraggio, ma una questione di conto alla rovescia.

La mazzata in quattro minuti: quando la pazienza diventa letale

C’è voluto tutto il primo tempo per scardinare l’ordine tattico voluto da Pisacane, e a dire il vero i sardi – reduci da un ruolino di marcia altalenante – erano persino riusciti a contenere gli slanci di Dimarco e Dumfries sulle fasce. L’Inter, forse con la testa già alla semifinale di Coppa Italia o semplicemente consapevole della propria superiorità, aveva deciso di non affondare subito il colpo. Ma è nel giro di quattro minuti, tra il 52’ e il 56’, che la partita ha preso una piega definitiva. L’assist di Dimarco per Thuram è stato un cross millimetrico che ha tagliato in due la difesa rossoblù, permettendo al francese di depositare in rete il vantaggio senza nemmeno dover saltare. E mentre gli ospiti cercavano di riorganizzare le idee, ecco il raddoppio: un bolide dal limite di Barella, che in questo caso ha scelto di non esultare per rispetto verso la sua terra d’origine, ma che di fatto ha chiuso la partita. Pisacane, nel dopo partita, lo ha ammesso senza troppi giri di parole: "Il doppio cazzotto, contro una squadra come l’Inter, ci ha un po’ stordito". Un’ammissione di impotenza, quella del tecnico sardo, che sapeva bene come anche una prestazione quasi perfetta potesse non bastare per arginare la valanga nerazzurra.

L’analisi di Pisacane: rimpianti e la dura legge della Serie A

Nonostante la sconfitta, che lascia il Cagliari a +6 sulla zona retrocessione ma ancora con l’acqua alla gola, l’allenatore ha voluto sottolineare l’approccio dei suoi nei primi 45 minuti. "Fino a quel momento ci stavamo sacrificando bene e tenevamo bene il campo", ha spiegato ai microfoni di Sky Sport. Il rammarico, semmai, risiede nella gestione dell’azione che ha portato all’1-0: un’ingenuità su un cross che poteva essere sporcato meglio o un semplice ritardo di lettura che a questi livelli si paga a caro prezzo. A differenza di quanto si possa pensare, però, Pisacane non è apparso rassegnato, bensì lucido nel definire la sua squadra come un cantiere ancora aperto, dove i giovani – come dimostra la presenza in campo di diversi under – devono imparare a gestire anche questi blackout improvvisi. La serie A, ricorda il tecnico, non perdona le distrazioni, e contro la squadra più forte del campionato (lo dicono i numeri e le statistiche) anche un calo di tensione di pochi istanti si trasforma in una mazzata agonistica.

L’arbitraggio e il contesto disciplinare di una sfida senza scossoni

La direzione di gara affidata a Matteo Marchetti, coadiuvato al VAR da Meraviglia, non ha inciso più di tanto sulle sorti di un match che, di fatto, non ha mai avuto particolari scossoni emotivi. Le ammonizioni, limitate a pochi nomi come Esposito e Borrelli tra le fila del Cagliari, testimoniano una sfida giocata più sul piano della tattica che su quello del nervosismo. Per l’Inter, l’assenza di squalifiche pesanti in vista del rush finale è un dato non secondario, soprattutto considerando l’agenda fitta di impegni che attende la squadra di Chivu. Dalla panchina, l’ingresso di Zielinski al posto di Mkhitaryan ha dato quella freschezza muscolare che serve per chiudere le partite: il polacco, infatti, ha raccolto una sponda di Dumfries e, senza nemmeno far rimbalzare il pallone, ha scaraventato la sfera sotto l’incrocio dei pali, firmando il 3-0 che ha scatenato la festa del Meazza.

Il peso del +12: un margine che pesa come un macigno

Con 78 punti in classifica e il Napoli fermo a 66 (in attesa del proprio impegno), il margine di sicurezza è diventato abissale. Se i nerazzurri hanno giocato sotto ritmo nella prima parte di gara, come notato da molti osservatori a bordo campo, è anche perché la classifica permette oggi di dosare le energie senza rischiare il tracollo. La sensazione, mentre i tifosi intonavano cori di sfida ai cugini del Milan, è che questa squadra abbia ormai interiorizzato la consapevolezza della propria forza. Il "minimo sforzo" per il "massimo risultato" è diventato un marchio di fabbrica, una gestione olimpica della pressione che trasforma ogni partita in una passerella verso il Titolo. L’unica nota di colore, semmai, è arrivata dal gesto di Barella: quel diniego nell’esultare davanti ai suoi ex concittadini è un segnale di rispetto raro nel calcio moderno, una piccola crepa nell’armatura di una macchina da guerra che sembra ormai pronta a entrare nella leggenda.

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