Recanati, festa di compleanno finisce in ospedale: sei bambini intossicati dal monossido di carbonio
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Redazione Interno
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L’aria che si respirava nel Centro di quartiere Santa Lucia, a Recanati, sembrava quella di una normale serata di festa, finché i primi malori non hanno trasformato la celebrazione in un’emergenza collettiva. I fatti risalgono a ieri sera, intorno alle 19.30, quando nei locali della struttura – una proprietà comunale gestita da un comitato di quartiere e abitualmente utilizzata per eventi privati – una cinquantina di persone si era radunata per festeggiare un compleanno. A un certo punto, diversi partecipanti, in particolare i più piccoli, hanno iniziato ad accusare giramenti di testa e vomito, sintomi classici di un’intossicazione che, in questo caso, si è rivelata essere da monossido di carbonio. L’allarme è scattato immediato, con i presenti che sono usciti all’esterno in quella che viene descritta come una scena di grande concitazione.
Sul posto, nel volgere di pochi minuti, sono intervenuti gli operatori dell’emergenza sanitaria e i vigili del fuoco, chiamati a gestire una situazione che coinvolgeva in totale almeno dieci persone, con un dato che ha subito catalizzato l’attenzione: sei dei colpiti sono bambini. Il bilancio ufficioso parla di una decina di intossicati, ma è il numero dei minori a destare la maggiore preoccupazione, anche perché per alcuni di loro – stando alle prime informazioni – si è reso necessario ipotizzare il trasporto in strutture specializzate. In particolare, per i casi più seri, si è parlato della necessità di sottoporre i piccoli pazienti a terapia in camera iperbarica, un trattamento che richiede il trasferimento verso centri attrezzati come quello di Ravenna, spesso utilizzato per questo tipo di emergenze.
Il meccanismo silenzioso dell’intossicazione e i rischi per i più piccoli
La dinamica, per quanto ancora al vaglio degli inquirenti, rientra in uno schema purtroppo noto agli esperti di medicina d’urgenza. Il monossido di carbonio è un gas insidioso, privo di odore e di colore, che si lega all’emoglobina nel sangue in modo molto più efficiente rispetto all’ossigeno, impedendo di fatto ai tessuti di ossigenarsi e causando una asfissia progressiva. In un ambiente affollato come quello di una festa, dove magari gli impianti di riscaldamento o aerazione non funzionano correttamente, il rischio che si inneschi un’intossicazione collettiva è concreto. I bambini, in questo contesto, rappresentano la fascia più vulnerabile: non solo perché respirano più frequentemente degli adulti e quindi assorbono il gas più rapidamente, ma anche perché, essendo il monossido più pesante dell’aria, tende a stratificarsi verso il basso, proprio all’altezza dove giocano i più piccoli.
I sintomi iniziali – mal di testa, vertigini, nausea – sono subdoli perché facilmente confondibili con un malessere passeggero, ma in questo caso si sono manifestati in modo sincrono su più persone, rendendo subito evidente la matrice ambientale del problema. I soccorritori sanitari, giunti sul posto in contrada Bagnolo, si sono trovati a dover gestire una situazione complessa, con diversi pazienti da stabilizzare e trasportare in ospedale. Per gli adulti, nella maggior parte dei casi, l’esposizione ha provocato malori che si sono risolti con le prime cure, mentre per i sei bambini l’attenzione è rimasta alta, con i medici che hanno valutato la necessità di trattamenti più approfonditi per scongiurare eventuali conseguenze neurologiche legate alla carenza di ossigeno.
L’intervento dei vigili del fuoco e le verifiche sulla struttura
Mentre le ambulanze si dirigevano verso i nosocomi della zona, l’intervento dei vigili del fuoco si è concentrato sulla messa in sicurezza dell’edificio e sull’individuazione della fonte della fuga di gas. La struttura in questione, una sorta di casolare o locale polifunzionale che viene dato in affitto proprio per ospitare serate tra amici o eventi familiari, è stata immediatamente isolata per consentire le rilevazioni tecniche. Gli operatori, con gli strumenti adatti a misurare la concentrazione di monossido nell’aria, hanno lavorato per individuare l’origine della perdita, che potrebbe essere ricondotta a un malfunzionamento di un impianto di riscaldamento o di una caldaia difettosa.
Non è la prima volta, in Italia, che episodi del genere si verificano in contesti simili. Proprio all’inizio di quest’anno, una caldaia difettosa in un locale affittato per una festa a Casenuove di Osimo aveva provocato l’intossicazione di una dozzina di persone, con il trasferimento d’urgenza di sette bambini a Ravenna. Analogamente, a Genova, una stufetta difettosa in un locale di una congregazione religiosa aveva causato il ricovero di una ventina di persone, tra cui molti bambini, costringendo i sanitari a ricorrere alla camera iperbarica. Questi precedenti, sebbene estranei ai fatti di Recanati, sottolineano la pericolosità ricorrente di impianti non perfettamente efficienti in luoghi di ritrovo affollati.
Le procedure giudiziarie e il quadro sanitario dei pazienti
Sull’accaduto sono ora in corso gli accertamenti di rito, con i vigili del fuoco che dovranno redigere una relazione tecnica dettagliata da trasmettere all’autorità giudiziaria, chiamata a valutare se sussistano responsabilità nella gestione e nella manutenzione della struttura. L’ipotesi più frequente in questi casi è quella di un incidente dovuto a negligenza nella manutenzione degli impianti, un aspetto che le indagini dovranno chiarire nei prossimi giorni. Il Centro di quartiere Santa Lucia, essendo di proprietà comunale ma gestito da un comitato di cittadini, rappresenta un punto di ritrovo sociale importante per la zona, e l’incidente ha inevitabilmente acceso i riflettori sulle condizioni di sicurezza di spazi simili, spesso utilizzati per eventi che riuniscono molte famiglie.
Per quanto riguarda lo stato di salute, fonti vicine alla vicenda riferiscono che nessuno dei coinvolti verserebbe in pericolo di vita, sebbene i piccoli pazienti rimarranno sotto osservazione per i tempi tecnici necessari a stabilizzare i valori di ossigeno nel sangue. Il trattamento in camera iperbarica, per chi dovesse sottoporsi, accelera l’eliminazione del gas dall’organismo e riduce il rischio di danni neurologici tardivi, una pratica che in questi casi diventa essenziale soprattutto per i bambini. La notte trascorsa in ospedale ha permesso ai sanitari di completare i cicli di ossigenoterapia, mentre i genitori, anch’essi colpiti dai malori, sono rimasti accanto ai figli per tutto il periodo di osservazione.




