Il paradosso della crema solare: perché chi si protegge può rischiare di più
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Redazione Salute
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L’estate è ormai alle porte e, come ogni anno, si riaccende il dibattito sull’uso dei filtri solari. Tra consigli medici e allarmismi diffusi sui social, la confusione regna sovrana. La dermatologa Vera Tengattini, che lavora per l’Ausl e presso la casa di comunità Navile, prova a fare chiarezza, partendo da un dato preoccupante emerso da una recente ricerca: l’utilizzo della protezione solare, se da un lato è fondamentale, dall’altro potrebbe nascondere un'insidia legata al comportamento umano, un vero e proprio “paradosso” che finisce per aumentare i rischi anziché diminuirli.
Lo studio canadese e il falso senso di sicurezza
A gettare luce su questa contraddizione è uno studio americano che ha incrociato i dati provenienti da due grandi database, uno relativo alla popolazione canadese e l’altro a quella britannica. I risultati hanno evidenziato come i soggetti che fanno uso di creme solari presentino un rischio più che raddoppiato di sviluppare un tumore della pelle. Come è possibile? A spiegarlo è Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia del Melanoma dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli, che parla di un fenomeno noto tra gli addetti ai lavori come il “paradosso della crema solare”.
In pratica, chi si cosparge di protezione tende a sentirsi autorizzato a trascorrere più tempo sotto i raggi del sole, magari nelle ore più calde, dimenticando che nessun filtro, per quanto elevato, può garantire una copertura assoluta. Si tratta di un falso senso di sicurezza che porta a comportamenti più azzardati, vanificando di fatto i benefici della protezione.
La disinformazione viaggia sui social
A complicare ulteriormente il quadro ci pensano i social network, veri e propri amplificatori di notizie spesso prive di fondamento scientifico. Lo studio canadese ha analizzato i contenuti più diffusi sulle piattaforme, rilevando come le motivazioni principali per l’uso della crema solare siano legate alla prevenzione dei danni estetici: il 17,4% dei video cita la protezione dai danni cutanei, il 15,3% l’acne e l’11,5% l’invecchiamento della pelle.
Solo una piccola minoranza, appena il 6,1%, menziona la reale ragione sanitaria per cui questi prodotti sono consigliati, ossia la prevenzione dei tumori. Questo squilibrio, secondo gli autori, è un segnale preoccupante di come la comunicazione online tenda a banalizzare o addirittura a distorcere l’importanza clinica della fotoprotezione. Tengattini sottolinea che molti pazienti le chiedono se le creme solari facciano male, un dubbio alimentato proprio da questo allarmismo dilagante sul web, nonostante l’affidabilità dei filtri certificati dall’Unione Europea sia comprovata.
I consigli della dermatologa per un’esposizione sicura
Per evitare di incorrere in errori, la specialista ricorda alcune regole fondamentali. La prima riguarda la frequenza di applicazione: la crema va messa ogni due ore e, naturalmente, dopo ogni bagno o attività che provoca sudorazione. Attenzione, poi, alle zone spesso trascurate, come le orecchie, che negli uomini rappresentano un punto critico per lo sviluppo di neoplasie. È sconsigliato, inoltre, affidarsi alle cosiddette “tintarelle mordi e fuggi”, esposizioni brevi ma intense che stressano la pelle senza dare il tempo di attivare i meccanismi di difesa naturali.
La prevenzione, però, non si ferma alla spiaggia. Vera Tengattini raccomanda di osservare i propri nei con due semplici regole: controllare l'asimmetria e i bordi. Un neo che cambia forma o colore nel tempo deve essere un campanello d'allarme che richiede una visita specialistica.
La prevenzione in Italia: un cammino ancora lungo
Nonostante la crescente attenzione al tema, i dati relativi alla prevenzione in Italia mostrano un quadro a due facce. Secondo l’Osservatorio Salute Iqvia Italia 2026, la quota di cittadini che si sottopone regolarmente al controllo dei nei è quasi raddoppiata nell’ultimo anno, passando dal 14% al 23%. Un incremento significativo, che testimonia una maggiore sensibilità verso il problema, ma che resta ancora ampiamente insufficiente. Meno di un italiano su quattro, di fatto, adotta un comportamento proattivo nei confronti della salute della propria pelle.
La prevenzione, quindi, rimane ancora troppo legata all'iniziativa personale, mentre servirebbero campagne di sensibilizzazione più incisive per trasformare l’eccezione in regola. Il melanoma, d’altronde, è una forma tumorale in costante aumento, e il tempo gioca un ruolo cruciale: diagnosticarlo in fase iniziale può fare la differenza tra la vita e la morte.




