Bonus casa 2027, cosa cambia per ristrutturazioni, ecobonus e mobili: le nuove aliquote

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’ultimo scorcio del 2026 rappresenta, per chi ha in programma lavori di ristrutturazione o efficientamento energetico, una finestra temporale da non lasciarsi sfuggire. Dal 1° gennaio 2027, salvo interventi correttivi in sede di Legge di Bilancio, il sistema delle agevolazioni fiscali per l’edilizia subirà una rimodulazione significativa, con un taglio delle aliquote che riguarderà sia l’abitazione principale sia gli altri immobili.

Il principio di cassa, che fa fede alla data del bonifico e non a quella della fattura o dell’inizio dei lavori, rende questa scadenza ancora più stringente per chi desidera agganciare le percentuali di detrazione più favorevoli attualmente in vigore.

Ristrutturazioni, ecobonus e sismabonus: le nuove aliquote dal 2027

Il quadro normativo che regola le detrazioni per il recupero edilizio è destinato a cambiare volto con l'entrata a regime del nuovo Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir), che riordinerà la disciplina spostando i riferimenti dall'articolo 16-bis all'articolo 17.

Per le spese sostenute nel 2026, il bonus ristrutturazioni, l'ecobonus e il sismabonus riconoscono ancora un'aliquota del 50% per gli interventi sulla prima casa, a condizione che il contribuente sia proprietario o titolare di un diritto reale di godimento sull'immobile, mentre per le seconde case o le altre unità immobiliari la detrazione si ferma al 36%. A partire dal 1° gennaio 2027, in assenza di proroghe, queste percentuali sono destinate a scendere rispettivamente al 36% per l'abitazione principale e al 30% per tutti gli altri casi.

Il limite massimo di spesa agevolabile, per il 2027, resta tuttavia fissato a 96.000 euro per unità immobiliare, prima del dimezzamento strutturale a 48.000 euro previsto dal 2028.

Bonus mobili: verso la scadenza o una possibile riforma

A differenza degli incentivi per gli interventi edilizi, il bonus mobili non è una misura strutturale e la sua sopravvivenza è appesa a un filo. L'agevolazione, che consente una detrazione Irpef del 50% su una spesa massima di 5.000 euro per l'acquisto di arredi e grandi elettrodomestici destinati a un immobile oggetto di ristrutturazione, è stata prorogata dalla legge di Bilancio soltanto fino al 31 dicembre 2026.

La sua assenza nel nuovo impianto del Tuir lascia presagire che, senza un intervento specifico nella prossima manovra finanziaria, il contributo potrebbe semplicemente scomparire dal 2027. Non è esclusa, tuttavia, l'ipotesi di una riforma che potrebbe integrarlo nel bonus ristrutturazioni, magari modulandone l'entità in base al costo effettivo dei lavori effettuati, ma al momento si tratta solo di un'idea emersa in Parlamento.

Il principio di cassa e la finestra utile per i pagamenti

Un elemento di capitale importanza per chi deve organizzare i cantieri riguarda il criterio temporale per l'applicazione delle aliquote. Per le persone fisiche, l'accesso al beneficio fiscale è determinato dalla data in cui viene eseguito il bonifico parlante, ovvero il pagamento delle spese, e non dalla data di emissione della fattura o dall'avvio dei lavori. Questo significa che, per sfruttare le detrazioni più elevate oggi in vigore, è necessario che i pagamenti vengano effettuati entro e non oltre il 31 dicembre 2026.

Le spese sostenute dal 1° gennaio 2027 in poi, anche se relative a interventi iniziati nell'anno precedente, saranno soggette alle nuove aliquote ridotte. L'unica eccezione è rappresentata dall'eventuale approvazione di una proroga in sede di Legge di Bilancio, che però, al momento, non è stata ancora annunciata.

Il quadro oltre il 2027: tagli strutturali in prospettiva

La riduzione delle aliquote prevista per il 2027 rappresenta solo la prima tappa di un percorso di progressivo ridimensionamento degli sconti fiscali per l'edilizia. La normativa già approvata delinea un futuro in cui, dal 2028 al 2033, la detrazione per il recupero edilizio si uniformerà al 30% per qualsiasi tipologia di immobile, con un taglio ben più pesante che riguarderà il tetto di spesa, destinato a dimezzarsi da 96.000 a 48.000 euro. Solo a partire dal 2034 è previsto un parziale rialzo dell'aliquota al 36%, ma il massimale di spesa resterebbe comunque bloccato a 48.000 euro.

Questo calendario fiscale trasforma il 2026 in un anno cruciale per chiunque stia valutando interventi significativi sulla propria abitazione, considerando che rimandare i lavori comporterà, a regime, un risparmio fiscale nettamente inferiore su un monte spese più contenuto.

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