Gallinari racconta la sua Nba: l’omaggio a Kobe, il futuro da manager e il sogno Milan svanito

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il sole di Miami fa da sfondo alla prima intervista da pensionato di Danilo Gallinari, che da quella stessa casa condivide con la famiglia le riflessioni su una carriera conclusasi, non a caso, dopo aver vinto il Titolo di miglior giocatore del campionato di Porto Rico. Quella che alcuni potrebbero vedere come una “last dance” in tono minore, per lui assume invece i contorni di un finale incredibile, come sottolinea con la consueta pacatezza. Sedici stagioni nella lega più spietata del mondo hanno forgiato un giocatore e un uomo, che oggi, a 37 anni, può guardarsi indietro senza rimpianti, sapendo di aver dato tutto quello che poteva. Il suo viaggio nordamericano, un percorso costellato di sfide e soddisfazioni, è stato testimone di un cambiamento epocale nel basket, quel mutamento di cui spesso si discute e che lui ha toccato con mano: la progressiva, inesorabile ascesa dei giocatori europei a protagonisti assoluti.

Il cambiamento del gioco e l’eredità di un'epoca

Quando arrivò, la Nba era un territorio diverso, dominato da fisicità e mentalità tipicamente statunitensi; oggi, osserva Gallinari, a dettare legge sono proprio i giocatori del Vecchio Continente, portatori di una visione del gioco più collettiva e sofisticata. Tra i ricordi più vividi che custodisce, spiccano le conversazioni con Kobe Bryant, il campione che, sorprendentemente, amava rivolgersi a lui in italiano, una scelta che andava oltre il semplice vezzo e che rivelava il rispetto per le radici e la cultura dell’avversario. Aneddoti come questi, insieme alle sfide infuocate nei derby italiani, hanno tessuto la trama di una esperienza professionale unica, che lui definisce, senza esitazione, un viaggio meraviglioso.

La scelta del ritiro e la porta chiusa dell’Olimpia

La decisione di appendere le scarpe al chiodo è maturata con chiarezza dopo l’esperienza agli Europei, un momento che gli ha offerto la prospettiva necessaria per capire che era giunto il tempo di voltare pagina. Il futuro, assicura, sarà comunque legato al mondo della pallacanestro, ma da una prospettiva completamente nuova: quella dirigenziale. L’idea di sedersi in panchina non lo attrae, poiché ritiene di non possedere le caratteristiche adatte per il ruolo di allenatore; la sua ambizione, piuttosto, è di lavorare in un front office, contribuendo alle scelte tecniche e di mercato di una squadra. Un progetto che, tuttavia, ha deciso di rimandare concretamente al 2026, preferendo prendersi un periodo di transizione per valutare con la massima attenzione le opportunità. Tra queste, non figura purtroppo un ritorno all’Olimpia Milano, un capitolo che è rimasto per sempre un sogno nel cassetto: la società, afferma senza mezzi termini, non lo ha mai cercato, dimostrando verso di lui una mancanza di interesse che ha di fatto precluso qualsiasi possibilità di ritorno.

Progetti e visione del basket che verrà

Oltre all’attività di giocatore, Gallinari ha infatti già avviato da tempo diversi progetti imprenditoriali e non, che ora intende seguire con maggiore dedizione, bilanciando gli impegni professionali con la vita familiare. Senza fretta, ma con la determinazione di chi vuole lasciare un segno anche dopo il parquet. Nel suo orizzonte c’è anche il tema, sempre più attuale, di una possibile espansione della Nba in Europa, un argomento su cui si dichiara interessato e sul quale, prevede, ci saranno presto sviluppi significativi da commentare. Per ora, l’ex ala italiana – che ha ispirato con il suo gioco un’intera generazione di giovani – si gode questa nuova fase, lontano dai riflettori più invadenti ma ancora profondamente connesso alla palla a spicchi, pronta a servire lo sport che ama con una diversa, e forse più influente, leadership.

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