Zanzare, l’Emilia-Romagna fa i conti con 355 casi e vara il piano 2026
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Redazione Salute
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L’estate, si sa, porta con sé non solo il caldo ma anche il ronzio fastidioso di un nemico silenzioso, il cui morso non è più solo un fastidio ma un potenziale rischio sanitario. La giunta regionale dell’Emilia-Romagna ha messo a punto le contromisure per la stagione che verrà, approvando il Piano 2026 di sorveglianza e controllo delle arbovirosi, un documento che diventa operativo dal primo maggio fino al 31 ottobre (salvo proroghe legate all’andamento climatico) e che mira a stringere la morsa intorno ai vettori di virus come Dengue, Chikungunya e West Nile. I numeri, del resto, raccontano una realtà difficile da ignorare: solo nello scorso anno, nella regione sono stati registrati complessivamente 355 casi di queste infezioni trasmesse dagli insetti, un dato che spinge le autorità a passare al contrattacco con una strategia che coinvolge tanto gli enti locali quanto i cittadini stessi.
Strategie integrate e il peso dei focolai autoctoni
Se i numeri del 2025 parlano chiaro, lo fanno anche analizzando la composizione di quella casistica. Su quei 355 casi, spiccano i 322 episodi di Chikungunya che hanno colpito persone senza alcuna correlazione con viaggi all’estero, dimostrando cioè come il virus sia ormai capace di circolare autonomamente sul territorio nazionale. Non meno rilevante è il dato relativo al West Nile, con 367 casi neuro-invasivi censiti in Italia (di cui alcuni localizzati proprio in Pianura Padana), mentre la Dengue, seppur più contenuta, ha comunque lasciato il segno con tre episodi autoctoni emiliani. Il piano messo a punto dalla Regione, in questo senso, non si limita alla semplice disinfestazione, ma abbraccia una logica complessa che i tecnici definiscono “One health” (un unico approccio che lega la salute umana, animale e ambientale). Questo significa mettere in rete la sorveglianza entomologica (cioè il monitoraggio delle zanzare stesse), quella veterinaria (con la ricerca del virus negli uccelli, sentinelle particolarmente sensibili al West Nile) e quella sanitaria sugli umani, dove i medici di base e i pronto soccorso sono chiamati a non farsi trovare impreparati per una diagnosi tempestiva.
Interventi locali: da Treviso alla Bassa padana, la guerra alle larve è già iniziata
Non solo l’Emilia-Romagna, chiaramente, è in trincea. Spostandosi verso il Veneto, il Comune di Treviso ha già acceso i riflettori sulla campagna 2026, con un’iniziativa che resterà attiva fino alla fine di ottobre e che si concentra sulla Aedes albopictus (la famigerata “zanzara tigre”) e sulla Culex pipiens (la comune zanzara domestica). La tattica trevigiana è un esempio di quella “prevenzione partecipata” tanto cara ai cronisti di cronaca bianca: la giunta ha suddiviso il territorio in cinque zone operative per garantire che i trattamenti larvicidi tombino e caditoie coprano ogni angolo, con un calendario serrato di interventi da aprile a settembre. Ma il fiore all’occhiello della strategia resta la distribuzione gratuita di pastiglie antilarvali ai cittadini, che possono ritirarle fino al 20 giugno al mercato centrale; un’azione che sposta il baricentro della lotta dalle mani degli operai comunali a quelle dei residenti, chiamati a gestire i ristagni d’acqua nei giardini privati.
Analogamente, in provincia di Rovigo, nel territorio comunale di Adria, il braccio di ferro con gli insetti è entrato nel vivo proprio in questi giorni. L’amministrazione locale ha affidato l’incarico alla ditta Scorpio srl di Chioggia (per un importo che supera i 22mila euro) con l’obiettivo di colpire le larve prima che possano involarsi. Il piano prevede sette cicli di trattamento sulle caditoie stradali e ben otto interventi lungo i fossati periurbani, dimostrando come in quelle zone di campagna, ricche di acque stagnanti, la presenza della zanzara tigre sia monitorata costantemente anche per il rischio legato alle emergenze sanitarie.
Il caso di Cisterna e la derattizzazione notturna
Scendendo verso il Lazio, a Cisterna di Latina, il piano è andato ancora oltre la semplice caccia alle zanzare, abbinandovi anche una campagna di derattizzazione. Nelle giornate del 29 e 30 aprile, gli operatori interverranno con disinfestazioni larvicide mirate sui tombini e sulle caditoie – una fase, questa, che non richiede particolari precauzioni per i cittadini poiché si agisce direttamente sui ristagni d’acqua. Parallelamente, verranno posizionate specifiche “rat-box” (trappole per roditori) nei pressi dei plessi scolastici della città, un accorgimento che tiene conto del verde pubblico e della presenza umana.
Tuttavia, il momento clou dell’intervento è previsto per la notte che collega il 30 aprile al primo maggio. Dalle 23:00 alle 4:00, un atomizzatore diffonderà nell’aria un trattamento adulticida (cioè letale per gli insetti già formati) nelle aree indicate come Le Castella, Doganella, Borgo Flora e altre zone periferiche. In questa fase, agli abitanti viene imposto di chiudere le finestre, ritirare gli indumenti stesi e mettere al riparo gli animali domestici, a dimostrazione del fatto che se la disinfestazione larvicida è chirurgica e indolore per l’uomo, quella adulticida è un bombardamento a tappeto chimico che comporta un livello di attenzione ben più alto. Una strategia a doppio binario, insomma, che unisce la sapienza scientifica dei piani regionali alla pragmatica vita di quartiere, un mix necessario se si considera che la West Nile, ormai, non fa più cronaca solo nei paesi tropicali, ma bussa alle porte delle nostre campagne.




