Trump usa Halo nella campagna anti-immigrazione, Microsoft senza parole
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Nessuno, nemmeno il più illuminato tra i folli, potrebbe davvero dire di comprendere fino in fondo cosa frulli in testa a Donald Trump. Il Presidente americano, dalla sua poltrona alla Casa Bianca, gioca a fare il brutto e il cattivo tempo su qualunque tipo di questione, politica o sociale, e la sua ultima mossa ha travalicato i confini della politica tradizionale per tuffarsi in quelli della cultura popolare. Dopo aver visto i Pokémon utilizzati in una sorta di iniziativa promozionale dall'Immigration and Customs Enforcement, più di recente si è assistito allo sconcertante fenomeno di un Trump vestito da Master Chief, il protagonista della celebre saga videoludica Halo, in un'immagine generata dall'intelligenza artificiale e diffusa attraverso i canali ufficiali. Una scelta, questa, che ha lasciato senza parole la Microsoft, detentrice dei diritti sul franchise, e che ha sollevato un vespaio di polemiche, aprendo un dibattito sull'uso strumentale di simboli ludici per fini di propaganda governativa.
Il paragone con "The Flood" e la strategia della Casa Bianca
L'immagine, che ritrae il Presidente in una armatura spaziale del tutto simile a quella dell'eroe di Halo, era corredata dalla scritta "Fight the Flood", un riferimento diretto e volutamente esplicito alla narrativa del gioco, dove "il Flood" è una parassita aliena che minaccia di distruggere l'umanità. Il governo statunitense, attraverso questo espediente, ha inteso operare un parallelo, ritenuto da molti pericoloso e fuorviante, tra la fantasia apocalittica del videogioco e le attuali operazioni anti-immigrazione condotte dall'ICE in tutto il Paese. La Casa Bianca, interpellata sulla questione, ha evitato di affrontare il merito delle autorizzazioni o del gradimento da parte degli sviluppatori, limitandosi a dichiarare che Trump è "estremamente popolare tra i videogiocatori", un'affermazione che suona come una giustificazione piuttosto debole per una campagna di comunicazione così aggressiva e inconsueta.
La reazione e la posizione del Dipartimento per la Sicurezza Interna
La mancanza di un consenso formale da parte della Microsoft e degli autori del gioco non sembra, tuttavia, aver minimamente scalfito la determinazione dell'esecutivo. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha infatti dichiarato, in modo perentorio, che continuerà a utilizzare i videogiochi per la sua propaganda, nonostante le vibranti proteste degli sviluppatori e di una fetta considerevole del pubblico. Questa presa di posizione, che ignora del tutto le implicazioni legali ed etiche dell'utilizzo di proprietà intellettuali per campagne politiche, delinea una strategia di comunicazione che punta a colonizzare gli immaginari collettivi, piegando simboli di intrattenimento globale a un messaggio interno di forte impatto e controverso.
Una linea sempre più sottile tra cultura pop e propaganda
Quello che si sta configurando, quindi, è un panorama inedito e preoccupante, dove la linea che separa la cultura pop dalla propaganda politica sembra ormai dissolversi. L'episodio di Halo non è un caso isolato, ma l'ultimo anello di una catena che mira a normalizzare l'uso di icone videoludiche per veicolare contenuti divisivi. La scelta di paragonare, seppur metaforicamente, gruppi di persone a una minaccia parassitaria aliena, come "il Flood", rappresenta un salto di qualità nella retorica politica, che sfrutta la familiarità di certi universi narrativi per legittimare operazioni reali, suscitando lo sconcerto di molti e ponendo interrogativi profondi sui limiti della comunicazione di governo.




