Satelliti europei sotto l'occhio russo, l'allarme del Financial Times e la reazione di Roma
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Redazione Esteri
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Secondo quanto riportato dal Financial Times, e confermato da funzionari della sicurezza europea, due veicoli spaziali di origine russa avrebbero condotto, per un periodo pluriennale, operazioni di sorveglianza e intercettazione ai danni di una dozzina di satelliti europei considerati chiave. Queste attività, che non erano mai state segnalate pubblicamente con tale livello di dettaglio, rappresentano una escalation significativa nella cosiddetta guerra ibrida, la quale ha ormai eletto lo spazio extraterrestre a suo nuovo e decisivo campo di battaglia. L’azione dei due satelliti, descritta come meticolosa e persistente, non si sarebbe limitata al mero ascolto delle comunicazioni, ma avrebbe incluso manovre di avvicinamento tali da far temere, a chi segue il dossier, la possibilità di interferenze attive sulle traiettorie degli stessi apparati geostazionari.
La minaccia oltre lo spionaggio
Il cuore della preoccupazione, infatti, risiede proprio nella natura potenzialmente aggressiva di tali manovre. Se da un lato l’intercettazione delle trasmissioni satellitari comporta di per sé un grave rischio per la riservatezza di dati sensibili, dall’altro la capacità di avvicinarsi fisicamente a un satellite altrui apre scenari ben più inquietanti. Alcuni analisti ritengono che il vero obiettivo di tali operazioni non sia solo l’intelligence, ma la raccolta di informazioni utili per sviluppare contromisure capaci di disturbare, danneggiare o, in casi estremi, far deviare deliberatamente i satelliti presi di mira. Si tratta di una attività che, pur non configurandosi come un attacco diretto, mina la sicurezza delle infrastrutture spaziali fondamentali per le telecomunicazioni, la diffusione televisiva e la trasmissione dati in Europa, esponendole a vulnerabilità di difficile gestione.
Le costellazioni nel mirino
Tra gli obiettivi individuati dalle fonti giornalistiche vi sarebbero satelliti appartenenti a note costellazioni commerciali europee, come Astra ed Eutelsat, le cui orbite geostazionarie sono cruciali per garantire servizi continui e stabili. L’avvicinamento protratto di veicoli spaziali estranei a tali infrastrutture, definite “chiave”, evidenzia una strategia precisa di studio e mappatura delle capacità tecnologiche altrui. Questa pratica, che alcuni osservatori paragonano a un inseguimento silenzioso nello spazio profondo, permetterebbe di acquisire conoscenze preziose non solo sui segnali trasmessi, ma anche sulla resistenza strutturale, sui sistemi di controllo e sulle possibili falle operative dei satelliti osservati. Una raccolta dati che, inevitabilmente, alimenta il sospetto di preparativi per operazioni di tipo cinetico o elettronico in un futuro conflitto.
La risposta istituzionale italiana
Di fronte a queste rivelazioni, la reazione del governo italiano è giunta attraverso una nota del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso. Il Mimit ha dichiarato di “seguire con attenzione la vicenda”, sottolineando come la questione sia di evidente interesse per la sicurezza nazionale e la resilienza delle infrastrutture critiche. La nota conferma inoltre che il ministero ha prontamente coinvolto l’Agenzia Spaziale Europea (Esa), sollecitando un approfondimento tecnico e strategico sulla portata dell’accaduto. Questa mossa istituzionale, sebbene cauta nelle formulazioni, segnala la presa di coscienza di un rischio reale e tangibile, che travalica i confini terrestri e impone una cooperazione rafforzata a livello continentale per la protezione degli asset orbitali, i quali sono ormai nervi scoperti della società digitale e della sua sicurezza collettiva.




