Strage del bus di Mestre, tre anni dopo: l'udienza sui patteggiamenti e il ricordo dei soccorritori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono trascorsi tre anni da quella sera del 3 ottobre 2023, quando un autobus elettrico della società La Linea precipitò dal cavalcavia superiore di Marghera, a Mestre, schiantandosi dieci metri più in basso. Nel bilancio finale della tragedia si contarono 22 vittime, tutti turisti stranieri in vacanza a Venezia tranne l'autista, e 14 feriti, alcuni dei quali riportarono conseguenze molto gravi.

Le immagini indelebili di chi arrivò sul posto

A distanza di tre anni, il ricordo di quella notte resta vivido nella memoria di chi partecipò alle operazioni di soccorso. Il caposquadra dei vigili del fuoco di Mestre, Alessio Tanduo, ha raccontato in un video diffuso dal Comando di Venezia di rivivere ancora le immagini e le urla di dolore e di aiuto che provenivano dall'interno del mezzo. «Facendoci spazio tra le lamiere contorte — ha aggiunto —, con le fiamme che lambivano sia i nostri vestiti che il bus stesso, siamo riusciti comunque a salvare delle vite umane».

Sul posto operarono circa 70 vigili del fuoco, impegnati per ore in condizioni rese estremamente difficili dalla carcassa accartocciata e dagli incendi sviluppatisi dopo l'impatto.

La commemorazione religiosa e la corona sul luogo dell'incidente

Nella vigilia dell'anniversario, la parrocchia del Sacro Cuore e il Comune di Venezia hanno promosso un incontro di preghiera guidato da don Fabio Mattiuzzi. «La cicatrice di quel tragico incidente che ha segnato la nostra città non sia vana ma possa portare fecondità», ha detto il parroco durante la meditazione, aggiungendo un ricordo personale di quella sera: le sirene e la chiamata del patriarca che gli chiedeva di accorrere, con l'impossibilità di raggiungere il luogo della strage.

Don Mattiuzzi ha anche espresso amarezza per quella che ha definito «la caccia alle streghe per trovare subito il colpevole, passando sopra il dolore delle persone con la ruspa». Nel pomeriggio del giorno dell'anniversario, il Comune ha fatto deporre una corona sul luogo dell'incidente, dove durante tutto l'anno si trovano mazzi di fiori e lumini.

L'udienza del 7 ottobre sui patteggiamenti

Il prossimo 7 ottobre, davanti alla giudice per l'udienza preliminare Benedetta Vitolo, è fissata l'udienza per discutere le richieste di patteggiamento avanzate da sette imputati, tutti funzionari o dirigenti del Comune di Venezia che si sono occupati della manutenzione delle strade mestrine negli anni precedenti il disastro. Le pene proposte dai pubblici ministeri Laura Cameli e Giorgio Gava sono tutte inferiori ai due anni.

Le accuse riguardano, a vario titolo, negligenza, imprudenza e imperizia nella gestione della sicurezza, omessi controlli e mancato rispetto delle direttive ministeriali sulla sorveglianza e la manutenzione di ponti e cavalcavia. A opporsi alla possibilità di un accordo è l'Associazione italiana familiari e vittime della strada, che nei giorni successivi alla tragedia aveva presentato un esposto in Procura e che chiede che si arrivi a un dibattimento pubblico per accertare fino in fondo le responsabilità legate alla progettazione, alla manutenzione e alla gestione delle infrastrutture stradali.

La presidente dell'associazione, Giuseppa Cassaniti, ha dichiarato che l'accoglimento delle richieste di patteggiamento rischia di precludere un pubblico dibattimento idoneo a fare piena luce sia sulle responsabilità individuali sia sugli aspetti legati alla sicurezza dell'infrastruttura.

Le cause individuate dalla Procura

Le indagini della Procura di Venezia hanno individuato due ordini di cause concorrenti nel determinare il disastro. La prima è la rottura dello sterzo del mezzo, che rese l'autobus ingovernabile: l'autista Alberto Rizzetto, alla guida del mezzo elettrico, non riuscì più a controllare la direzione e il bus andò a sbattere contro il guardrail per circa 50 metri. La seconda è la presenza di un varco di circa 2,40 metri nella barriera di sicurezza, attraverso il quale il mezzo si incuneò prima di precipitare nel vuoto.

Secondo la ricostruzione dei magistrati, se il cavalcavia fosse stato messo in sicurezza con la chiusura di quel varco, l'evento non si sarebbe verificato. Gli inquirenti hanno ricostruito a ritroso la gestione e la manutenzione della struttura, contestando il mancato adeguamento delle protezioni alle norme. Dal capo d'imputazione è invece scomparso il riferimento alla possibile rottura di un componente dello sterzo del mezzo.

I risarcimenti e il contenzioso tra assicurazione e Comune

Sul fronte dei risarcimenti, la compagnia assicurativa Allianz ha già versato oltre 20 milioni di euro ai familiari delle vittime e ai feriti. La partita economica non è tuttavia chiusa: per ogni somma corrisposta, Allianz ha inviato al Comune di Venezia una richiesta di rivalsa, ma finora Ca' Farsetti non ha rimborsato nulla. L'amministrazione comunale ha fatto sapere di non aver creato un fondo specifico per la strage, pur avendo rafforzato negli anni le risorse destinate a rischi e contenziosi.

L'assessore al Bilancio Michele Zuin ha assicurato che, qualora venissero riconosciute responsabilità all'ente, il Comune farà la propria parte. Nel frattempo, sul sistema di cavalcavia che collega Mestre a Marghera sono stati avviati nuovi cantieri, con un primo lotto da 4,2 milioni di euro per le barriere di sicurezza, il nuovo asfalto e altri interventi infrastrutturali.

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