Spagna, superati i 22 milioni di occupati: Sánchez rivendica il record con un post social

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il mercato del lavoro spagnolo ha infranto un tetto storico che, fino a ieri, rappresentava un traguardo puramente teorico. Nel mese di marzo, e i dati diffusi nella giornata di lunedì lo confermano senza ombra di dubbio, la Spagna ha ufficialmente superato la soglia dei 22 milioni di occupati per la prima volta nell’intera storia del paese. Si tratta, è bene sottolinearlo, di un risultato che arriva in un contesto europeo segnato da tensioni geopolitiche e da una pressione costante sui costi energetici; eppure, il paese iberico sembra muoversi in controtendenza, spinto soprattutto dalla ripresa del settore dei servizi in vista della stagione turistica.

A guardare i numeri diffusi dal ministero, si nota come il dato vada distinto in due categorie per essere compreso appieno. In termini destagionalizzati – che, come suggerisce il nome, servono a depurare le fluttuazioni tipiche del calendario come gli effetti della Pasqua – gli iscritti alla Seguridad Social hanno toccato quota 22.010.532. Questo valore, che ha permesso a Pedro Sánchez di indossare metaforicamente (e letteralmente, visto il video pubblicato) la maglia della nazionale con il numero 22, rappresenta un primato assoluto. Tuttavia, se si guarda alla media grezza del mese, il dato si attesta poco sotto, a 21,88 milioni di iscritti, pur segnando comunque il miglior marzo di sempre con un incremento di 211.510 unità rispetto al mese precedente.

Il rito social di Sánchez e la maglia numero 22

La comunicazione di questo record, va detto, non è stata affidata ai soliti comunicati stampa istituzionali. Il presidente del governo socialista, Pedro Sánchez, ha voluto dare un taglio personale e mediatico all’annuncio, rivendicando subito il risultato come un successo collettivo della sua gestione. In un video pubblicato sul suo profilo X (ex Twitter), il premier è apparso indossando la maglia della nazionale di calcio, con il numero 22 ben in evidenza sulla schiena, mentre recitava un messaggio carico di enfasi rivolto ai lavoratori.

“Siete voi che alzate le saracinesche, che insegnate, che servite, che vi prendete cura degli altri”, ha scandito Sánchez in quelle immagini, cercando di umanizzare una statistica che rischiava di restare astratta. È interessante notare come la comunicazione politica abbia anticipato persino la pubblicazione ufficiale degli istituti di statistica: il primo messaggio, pubblicato alle prime ore del mattino, era un laconico “22” che ha tenuto col fiato sospeso i commentatori per diverse ore, prima che il video successivo svelasse il significato dell’indovinello. Un modo, questo, per trasformare un dato economico in un vero e proprio evento virale.

I motori della crescita: servizi e turismo stagionale

Ma al di là della narrazione politica, quali sono i settori che hanno permesso questo sorpasso? L’analisi tecnica delle cifre suggerisce che il motore principale della ripresa sia stato, ancora una volta, il terziario. Il comparto dell’ospitalità e della ristorazione, in particolare, ha letteralmente trainato l’intero aumento, aggiungendo da solo quasi 80.000 nuovi posti di lavoro nel solo mese di marzo. Un risultato che, per quanto impressionante, porta con sé una caratteristica strutturale ricorrente per l’economia spagnola: la dipendenza dalla stagionalità.

Se si allarga lo sguardo al lungo periodo, emerge un trend di recupero iniziato dopo il crollo della crisi finanziaria del 2008 (quando l’affiliazione toccò i minimi storici intorno ai 16,1 milioni) e che ha retto l’urto della pandemia. Oggi, il governo sottolinea come ci siano quasi 3,4 milioni di occupati in più rispetto al 2018, anno dell’insediamento dell’attuale esecutivo, e come l’occupazione femminile abbia raggiunto vette mai viste prima, sfiorando i 10,4 milioni di iscritte.

La discesa della disoccupazione e la riforma del lavoro

Parallelamente alla crescita dell’occupazione, i dati diffusi lunedì evidenziano anche una contrazione sensibile della disoccupazione. Il numero dei disoccupati registrati è sceso a 2.419.712, un valore che non si toccava per un mese di marzo da ben 19 anni a questa parte. Il calo rispetto all’anno precedente supera le 160.000 unità, con un decremento particolarmente significativo nel settore delle costruzioni e in quello agricolo.

A cambiare, sottolineano i tecnici, non è solo la quantità ma anche la qualità percepita dei contratti. La riforma del lavoro varata dal governo socialista, che ha limitato l’abuso della temporalità, sembra produrre i suoi effetti: i contratti a tempo indeterminato rappresentano ormai quasi la metà del totale delle nuove assunzioni. Tuttavia, anche in questo caso, gli analisti introducono una nota di prudenza, osservando la crescita esponenziale dei contratti “fissi discontinui”, una formula che spesso nasconde di fatto una stagionalità mascherata da stabilità formale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.