La nuova frontiera del posizionamento: tra SEO e GEO, ecco cosa cambia per i brand

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non è un segreto per nessuno, o almeno non dovrebbe esserlo, che il modo in cui gli utenti cercano informazioni sia mutato radicalmente negli ultimi mesi. Se fino a poco tempo fa il paradigma dominante era la lista di link blu di Google, oggi l’interlocutore principale è diventato l’intelligenza artificiale generativa, capace di restituire risposte sintetizzate e citazioni precise senza che l’utente debba necessariamente cliccare su un sito web. gazzetta +3

Questa transizione, se da un lato offre una comodità innegabile per chi cerca, dall’altro sta rivoluzionando le regole del gioco per chi crea contenuti: le metriche tradizionali del Search Engine Optimization (SEO) non sono più sufficienti, né tantomeno sempre efficaci, per garantire la visibilità online. qds +3

Assistiamo così alla nascita e alla rapida ascesa del Generative Engine Optimization (GEO), una disciplina che, come vedremo, non sostituisce la SEO ma la integra, spostando l’attenzione dalla scalata delle classifiche alla costruzione di una credibilità tale da indurre l’AI a citare il brand come fonte autorevole. unionesarda +3

Perché il vecchio SEO non basta più nell’era delle risposte generate

La differenza sostanziale, e forse la più difficile da digerire per chi ha investito anni nella SEO tradizionale, risiede nel concetto di “zero-click”.

Secondo una ricerca di Bain & Company, ben il 60% delle ricerche si conclude direttamente con la risposta fornita dall’AI, senza che l’utente avverta la necessità di approfondire cliccando sui link organici. Le implicazioni sono enormi: un brand può essere perfettamente ottimizzato per le qds +3

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