Fincantieri, il tonfo in borsa dopo l'aumento di capitale e i dubbi degli analisti

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Non c'è stata tregua per il Titolo Fincantieri all'indomani dell'annuncio del collocamento di una fetta consistente del suo capitale. La società cantieristica, nonostante il successo riscontrato tra gli investitori istituzionali per l'operazione da circa mezzo miliardo di euro, ha visto le proprie azioni sprofondare a Piazza Affari, con perdite che in mattinata hanno toccato e superato il nove per cento. Un tonfo netto, quello registrato dal gruppo guidato da Pierroberto Folgiero, che ha portato il prezzo dei titoli ampiamente sotto la già scontata quota di collocamento, fissata a 15,32 euro. Lo stesso valore rappresentava un ribasso del 7% circa rispetto alla chiusura della vigilia, ma il mercato, una volta riaperte le contrattazioni, ha giudicato evidentemente in modo ben più severo l'operazione. Si è trattato di un classico movimento di aggiustamento post aumento di capitale, certo, ma l'entità del sell-off ha suggerito un malumore più profondo tra gli operatori, alle prese con la diluizione del titolo e con una strategia finanziaria che in molti faticano a decifrare.

L'affondo del titolo e i numeri del collocamento

Il crollo è stato immediato e violento. Subito dopo l'avvio delle contrattazioni, il titolo Fincantieri è stato letteralmente falcidiato dalle vendite, con scambi volumetrie enormi: in poco più di un'ora e mezza erano già passate di mano oltre 42,5 milioni di azioni, un dato che da solo la dice lunga sullo tsunami che ha investito il titolo. Si è trattato della reazione al collocamento del 10% del capitale, un'operazione conclusasi in anticipo rispetto ai tempi previsti grazie a una domanda che, come si è appreso, ha superato di cinque volte l'offerta. Un successo di sottoscrizione, quello dell'accelerated bookbuilding riservato a investitori qualificati e istituzionali, che ha permesso a Fincantieri di incassare 499,25 milioni di euro lordi. Il prezzo finale di emissione, fissato a 15,32 euro per azione, inrava già uno sconto del 7% rispetto ai 16,47 euro della chiusura di Borsa di martedì. Il capitale sociale della società, a seguito dell'immissione di 32.588.445 nuove azioni, è salito a 881,7 milioni di euro, suddiviso in 358,4 milioni di azioni ordinarie, mentre il flottante è balzato dal 30% circa al 36,2%, allargando conseguentemente la base azionaria istituzionale. Il principale azionista, CDP Equity, pur restando saldamente al comando con una quota di controllo, ha visto la propria partecipazione diluirsi dal 70,67 al 64,25 per cento.

Le reazioni contrastanti degli analisti

La comunità finanziaria, pur riconoscendo il successo del collocamento, si è divisa nell'interpretare le reali motivazioni di un aumento di capitale che, a detta di molti, appariva tutt'altro che necessario. Il dubbio sollevato da più parti, e in particolare dagli esperti di Intermonte, riguarda la coerenza dell'operazione con il piano industriale 2026-2030, presentato appena una settimana prima. Un piano, quello, che prevedeva investimenti per 1,9 miliardi interamente autofinanziati dalla generazione di cassa, una crescita cumulata dell'ebitda e una progressiva riduzione della leva finanziaria. In questo quadro, il ricorso a un aumento di capitale è sembrato a molti una forzatura, quasi una mossa dettata più dall'esigenza di ampliare il flottante e attrarre grandi investitori internazionali – rendendo così il titolo più liquido e contendibile – che da una reale necessità di cassa per sostenere lo sviluppo industriale. Intermonte, pur mantenendo un giudizio positivo con un target price a 23 euro, ha tagliato le stime sull'utile per azione dei prossimi anni di circa il 10%, proprio a causa dell'effetto diluitivo dell'aumento di capitale. Il nodo, ora, diventa la capacità del gruppo di convertire in ordini concreti la solidissima pipeline nel settore della difesa, stimata in circa 5 miliardi di euro. Un'eventuale assenza di commesse tangibili nei prossimi mesi, avvertono gli stessi analisti, rischierebbe di minare la credibilità dell'intero impianto del piano industriale.

Le nuove prospettive tra difesa e cantieristica

Equita, dal canto suo, ha aggiornato le proprie valutazioni riducendo il target price a 18,1 euro per azione, con un impatto diluitivo sull'eps stimato intorno al 5% per il biennio 2027-28. Più possibilista, invece, la visione di Banka Akros, che ha confermato il giudizio di acquisto, seppur con un leggero ritocco al ribasso del prezzo obiettivo, portato a 18,7 euro da 19. Secondo la sim milanese, i proventi dell'aumento di capitale saranno verosimilmente impiegati per sostenere l'espansione della capacità produttiva, una mossa resa necessaria dalla solida pipeline di ordini nel settore della cantieristica navale, sia civile che militare. E proprio sul versante della difesa, non va dimenticato lo scenario internazionale che, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, sta subendo accelerazioni e rimescolamenti. Dopo la rimodulazione del programma Constellation, che aveva portato alla cancellazione del contratto per quattro fregate con la US Navy, per Fincantieri si sono aperti nuovi spiragli con il programma Medium Landing Ship, che potrebbe assegnare al gruppo italiano la costruzione di quattro unità per un valore di circa due miliardi. Un'opportunità, quella statunitense, che potrebbe in parte giustificare la necessità di fare cassa per aumentare la capacità produttiva e rispondere con rapidità a una domanda in forte crescita. La Borsa, tuttavia, ha prima di tutto prezzato l'immediato effetto della diluizione, lasciando per ora in secondo piano le prospettive di lungo termine.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.