L’incubo dei turisti italiani bloccati a Dubai tra missili e attesa di rimpatrio
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Redazione Interno
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La paura, quella vera, quella che ti gela il sangue e ti costringe a correre nei bunker mentre il cielo sopra di te si squarcia per l’intercettazione dei missili, l’hanno provata sulla loro pelle. Poi l’atterraggio a Elmas, il primo contatto con l’asfalto sardo, e quella battuta, “altro che simulazione”, detta per rompere la tensione accumulata in ore di terrore. Federica Cirroni ed Emma Schirru, due studentesse di San Sperate, sono tra i primi italiani rientrati dopo il finimondo scatenatosi nel Golfo, loro che a Dubai c’erano arrivate per partecipare a una “simulazione internazionale dell’Onu”. Ma mentre loro riabbracciavano i familiari, per centinaia di altri connazionali l’incubo della guerra, quella vera e non simulata, è tutt’altro che finito.
Nel porto di Dubai, intanto, la situazione per i 563 crocieristi italiani a bordo della Msc Euribia si fa di ora in ora più pesante. Sono lì, fermi, a guardare una città che da lontano sembra vivere, coi taxi che ogni tanto sfrecciano e i grattacieli illuminati, ma che in realtà trattiene il fiato. A bordo, spiegano i passeggeri, l’umore è altalenante: c’è chi cerca di mantenersi occupato facendo la spola con il terminal a terra per sgranchirsi le gambe e chi, invece, confessa di non riuscire più a mangiare, logorato dall’ansia di una prigionia dorata ma pur sempre prigionia. Il comandante ha invitato tutti a non allontanarsi, a restare nei pressi della nave o nella stazione marittima: meglio non avventurarsi in una città che, seppur apparentemente calma, resta un bersaglio. La compagnia Msc, dal canto suo, sta lavorando con Emirates ed Etihad, cercando di strappare la “massima priorità” per i propri ospiti, ma le compagnie aeree hanno le loro regole in un momento di caos totale, e danno precedenza in base alla data originaria del biglietto, non certo in base allo stato d’animo di chi aspetta.
Una prospettiva, quella del rientro, che genera sentimenti contrastanti anche tra chi a Dubai ci vive o lavora stabilmente. Valentina Baldini, art advisor e moglie di Andrea Pirlo – che allena l’Fc United di Dubai –, ha provato a raccontare al Corriere della Sera una verità più sfumata, lontana dagli scenari apocalittici dipinti in Italia. Lei quella prima notte di paura l’ha vissuta, ha pensato a cosa mettere in valigia per scappare, a come proteggere i figli. Poi, però, il giorno dopo tutto si è normalizzato, spiega, e la vita in città è proseguita tra supermercati pieni e ristoranti aperti. Una narrazione che stride con le immagini dei danni all’aeroporto internazionale di Dubai, uno degli hub più trafficati al mondo, colpito e danneggiato durante i raid e costretto a sospendere le operazioni, con conseguenze miliardarie per l’economia globale.




