Billie Jean King Cup, l’Italia batte il Giappone 3-0 e vola a Shenzhen: lo storico tris è più vicino

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sulla terra rossa di Velletri, quella che sa di imprese epiche e che spesso ha fatto da trampolino per le glorie azzurre, la squadra di Tathiana Garbin ha liquidato la pratica Giappone senza nemmeno sudare troppo, o quasi. Il punteggio finale di 3-0, sancito dall’ormai collaudatissima coppia formata da Jasmine Paolini e Sara Errani, restituisce l’idea di una superiorità tecnica e mentale che, ormai da tre anni a questa parte, sembra essere diventata il marchio di fabbrica del tennis femminile italiano. Se i singolari di venerdì – firmati rispettivamente da Elisabetta Cocciaretto e dalla stessa Paolini – avevano già indirizzato il confronto sul binario giusto, è stato nel doppio di sabato mattina che le azzurre hanno messo il lucchetto alla qualificazione per le Finals di Shenzhen, in programma dal 22 al 27 settembre. Una formalità, se vogliamo, ma carica di significato per un gruppo che sembra aver trovato nella maglia azzurra un elisir di lunga durata.

L’intesa vincente di Errani e Paolini, un’arma infallibile anche nei momenti di difficoltà

A fare la differenza, ancora una volta, è stata la chimica perfetta tra la toscana e la romagnola, capaci di sciogliere le resistenze delle nipponiche Aoyama e Hozumi con un secco 6-2, 7. Il primo parziale è filato via liscio come l’olio, un monologo tennistico che lasciava presagire una chiusura lampo; nel secondo, però, le giapponesi hanno provato a cambiare volto al match, trovando un break che per un attimo ha fatto trattenere il fiato al pubblico presente nel complesso sportivo Colle degli Dei. Ed è proprio lì, sul 4-5 e servizio avversario, che si è vista la differenza tra una buona coppia e una coppia abituata a vincere: Errani e Paolini hanno ricucito lo strappo con la pazienza delle grandi, alternando colpi di precisione a quella cattiveria agonistica che Garbin continua a elogiare. L’intesa, come ha spiegato la stessa Paolini a fine match, è stata fondamentale per uscire dalla zona di turbamento, un momento in cui “bisognava capire i momenti dell’altra”. Un test superato a pieni voti, che proietta l’Italia verso l’appuntamento cinese con la consapevolezza di chi, ormai, sa perfettamente cosa fare per portare a casa il risultato.

Garbin esalta lo spirito di appartenenza, Bronzetti cede nel match ininfluente

Se il 3-0 contro il Giappone è stato un capolavoro di efficacia, non si può dire che la settimana azzurra sia stata priva di qualche brivido, seppur gestito al meglio. La capitana Garbin, intervistata al termine della sfida, ha voluto sottolineare ancora una volta l’aspetto emotivo e identitario che contraddistingue questo gruppo: “Le mie ragazze ogni volta che indossano questa maglia riescono a portare in campo tutto lo spirito e l’appartenenza che serve per vincere”. Una dichiarazione che suona quasi come un’ovvietà, visto il ruolino di marcia delle ultime stagioni, ma che Garbin ripete per tenere alta l’attenzione su quello che è il vero motore di questa macchina perfetta. Nel match di chiusura, quello a risultato ormai acquisito, Lucia Bronzetti ha invece dovuto inchinarsi alla giapponese Himeno Sakatsume. Un 7-6, 6-2 che ha regalato l’unico punto della bandiera al Sol Levante, ma che non ha scalfito la festa azzurra. La romagnola, partita bene con un break di vantaggio, ha subito la rimonta di un’avversaria che, liberata dalla pressione del risultato, ha giocato senza pensieri, ribaltando l’inerzia del match.

L’obiettivo tris è più concreto: Shenzhen aspetta le campionesse

Con questa vittoria, la quinta qualificazione consecutiva alla fase finale della Billie Jean King Cup, l’Italia si candida ufficialmente a giocarsi il titolo numero sette della sua storia, dopo i trionfi del 2006, 2009, 2010, 2024 e 2025. L’appuntamento con la storia, quello che porterebbe la firma sul terzo sigillo di fila, è fissato in Cina, dove le azzurre arriveranno con il pesante fardello dei favori del pronostico. E se il percorso netto contro il Giappone è stato un biglietto da visita più che dignitoso, la vera sfida sarà riuscire a mantenere questa fame e questa lucidità anche tra qualche mese, quando le gambe saranno più pesanti e la tensione massima. Il doppio Errani-Paolini, reduce dal nono successo consecutivo in nazionale in questa specialità, rimane l’asso nella manica più letale, ma anche le singolariste hanno dimostrato di avere le spalle larghe. A Velletri, alla fine, è rimasta solo la soddisfazione di un lavoro fatto bene, senza sbavature, in attesa di ricominciare a sognare in grande.

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