Andrea Prospero: la morte in diretta e l'incitazione al suicidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le ultime parole di Andrea Prospero, 19 anni, studente al primo anno di informatica all’Università di Perugia, risuonano come un macabro monologo nella chat di Telegram, dove un ragazzo mai incontrato di persona lo ha spinto a compiere l’irreparabile. “Ammazzati”, gli ha scritto, suggerendogli di ingerire un mix letale di medicinali oppiacei accompagnati da vino. Poi, mentre Andrea esalava l’ultimo respiro in una stanza di un b&b, il suo interlocutore, un 18enne romano, ha deciso di non chiamare i soccorsi. Anzi, ha quasi deriso la situazione, scrivendo a un altro utente: «Stiamo parlando con un morto, speriamo che sto cogl... non ha lasciato la chat aperta sennò mi sgamano».

Andrea, che alloggiava in un ostello ma aveva affittato quella camera per motivi ancora da chiarire, è stato trovato senza vita lo scorso gennaio. La Procura di Perugia, dopo aver analizzato i messaggi e ricostruito la dinamica dei fatti, ha arrestato il 18enne per istigazione al suicidio. Il giovane, figlio di infermieri e con precedenti per spaccio, è stato intercettato dagli agenti della squadra mobile mentre rientrava da scuola. Al momento dell’arresto, ha iniziato a tremare, mentre i genitori, pur sorpresi, sembravano quasi rassegnati. «Di nuovo?», ha esclamato il padre, come se già sapesse che il figlio avrebbe potuto finire nei guai.

Il caso, però, non si ferma alla semplice istigazione. Michele Prospero, il padre di Andrea, è categorico: «Non è stato indotto al suicidio, è stato ucciso. C’era qualcuno con lui». Una frase che lascia intendere come la famiglia non creda alla versione ufficiale e punti il dito contro una responsabilità più diretta. Le indagini, ancora in corso, stanno cercando di fare luce su ogni dettaglio, compreso il ruolo di un agente immobiliare che si è fatto avanti per fornire informazioni.

Intanto, i messaggi della gemella di Andrea, inviati poco prima della sua morte, restano come un’eco straziante: «Dove sei? Perché non rispondi? Ti sto cercando...». Domande che, purtroppo, non hanno mai trovato risposta. La chat, invece, racconta una storia diversa, fatta di incitazioni, freddezza e una mancanza di umanità che lascia sgomenti.

Il 18enne, la cui identità è protetta per motivi investigativi, è ora al centro di un’inchiesta che potrebbe aprire nuovi scenari. I precedenti penali per spaccio fanno pensare a un profilo complesso, mentre i messaggi analizzati dagli inquirenti rivelano una dinamica psicologica che va oltre il semplice istigatore. La Procura, infatti, sta valutando se ci siano stati altri complici o se il giovane abbia agito da solo, spinto da motivazioni ancora da chiarire.

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